Si vuole originaria di Padova, passata
in Venezia e quindi in Sicilia ai tempi di re Alfonso. Notiamo un
Stefano che tenne la carica di giurato in Caltagirone negli anni
1510-11, 1517-18, 1520-21; un Antonio che tenne la stessa carica in
detta città negli anni 1539-40, 1546-47; un dottor Vincenzo che tenne la
carica di proconservatore in Modica nell’anno 1689.
Arma: inquartato: nel primo e quarto
scaccheggiato d’oro e d’azzurro di sei file nel secondo e terzo fasciato
di rosso e d’oro di sei pezzi.
Di questa famiglia, che godette nobiltà
in Messina, notiamo un Domenico, che, per la moglie Giovanna Rosso,
ottenne investitura a 14 dicembre 1453 di onze 20 annue sul feudo
Foresta; un Guiscardo, dottore in leggi, che fu giudice straticoziale di
Messina negli anni 1531-32, 1535-36 e maestro giurato del regno.
Arma: d’azzurro, alla mezza luna
montante d’argento, sormontata da una stella d’oro.
Alias: d’oro, al zafferano di verde,
accostato da due rose di rosso.
Un Gandolfo, da Sciacca, possedette i
feudi Perrana e Giardinelli nei quali gli succedette Giovanni, che ne
ottenne investitura a 6 febbraio 1416; un Giovan Federico (di Pietro, di
Giovanni), ne fu investito a 17 novembre 1473.
Di questa famiglia notiamo un Giovanni che
fu proconservatore in Cefalù nell’anno 1655; un altro Giovanni che, a 6
luglio 1788, ottenne concessione del titolo di barone di Cremona.
Un Angelo, dottore in leggi, con privilegio
dato a 13 aprile 1548, ottenne concessione del titolo di barone della Luce,
egli stesso ebbe l’incarico di scrivere le vite e le gesta dei re di
Sicilia, come prefazione ad una raccolta dei capitoli del regno.
Godette nobiltà in Catania. Con decreto
ministeriale del 10 giugno 1898 il signor Carlo Zappalà Asmundo (di Carlo,
di Giuseppe), col figlio Raffaele e col fratello Giuseppe, ottenne
riconoscimento del titolo di nobile, titolo che, con decreto ministeriale
del 20 settembre 1911, venne riconosciuto al signor Giuseppe Zappalà (di
Raffaele, di Giuseppe) padre di Maria, Caterina, Raffaele insieme col titolo
di barone della Tonnara di Fiume di Noto e Caponero e, con decreto
ministeriale del 30 maggio 1902, al signor Giuseppe Zappalà, di Carlo, di
Giovan Battista. Con decreto reale del 15 giugno 1905, susseguito da Regie
Lettere Patenti del 14 gennaio 1906 venne concesso tanto a Carlo Zappalà
Asmundo quanto a Giuseppe Zappalà Asmundo il titolo trasmessibile di barone.
Arma: d’argento, all’aquila coronata di
nero col volo abbassato.
Si vuole originaria di Spagna; godette
nobiltà in Messina, in Palermo e in Noto. Un Francesco fu maestro delle
poste del regno di Sicilia nell’anno 1555; un Diego fu senatore in
Messina nel 1593-94, corriere maggiore del regno nel 1594 e fu iscritto
nella mastra nobile del Mollica; un Diego Zappata e Cardines fu stratigò
in Messina nel 1628-29; un Vincenzo fu senatore in detta città nel
1645-46; una Vittoria Zappata de Tassis Lentini e San Basile fu
proprietaria dell’ufficio di corriere maggiore del regno e morì nel
1670; un Antonio, a 8 gennaio 1781, ottenne attestato di nobiltà dal
senato di Palermo; un marchese Diego Zappata de Cardines fu senatore in
Noto nel 1798-99; un Rosario è notato nel ruolo del donativo del 1806
come marchese di San Florido; un marchese Rodrigo Zappata e Gargallo
tenne la carica di patrizio in Noto nell’anno 1812-13.
Arma: d’oro, a tre stivaletti scaccati
d’argento e di nero, posti due ed uno.
Alias: d’oro, a cinque stivaletti scaccati
d’argento e di nero posti in decusse.
Si vuole originaria dalla Basilicata,
portata in Sicilia ai tempi di re Alfonso da un Giovanni Antonio, che,
si dice, fu castellano di Cosenza e quindi capitano d’armi del Val di
Mazzara in Sicilia. Un Antonino fu senatore in Pa
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lermo nel 1636-37; un
Francesco che, come marito di Lucia Termini, fu barone di Oliveri, fu
senatore in Palermo negli anni 1693-94, 1708-9, 1710-11, 1712-13, ecc.;
un Giovanni Zappino e Termini, barone di Oliveri, tenne la stessa carica
negli anni 1715-16, 1721-22-23, 1728-29-30, 1731-32, 1733-34-35, ecc.;
un Francesco fu governatore della Tavola in Palermo negli anni 1762,
1775-76, del Monte di Pietà nel 1783-84, vice portulano nel 1786; un
Giovanni Zappino e Ingalbes, a 22 novembre 1802, ottenne investitura
della baronia dei Mezzigrani sopra le tonnare di Solanto, Sant’Elia, San
Nicola, Arenella; un colonnello Ferdinando Zappino e d’Esten, a 23
maggio 1818, ottenne attestato di nobiltà dal senato di Palermo; un
Asdrubale fu aggiunto senatore della città di Palermo nel 1828.
Arma: di rosso, al leone coronato,
rampante ad un albero sradicato, sormontato da una stella, il tutto
d’oro.
Di questa famiglia, che godette nobiltà in
Catania, notiamo un Pietro senatore in detta città nell’anno 1441-42; un
Giovanni che tenne la stessa carica negli anni 1486-87, 1490-91; un altro
Pietro che la tenne negli anni 1518-19, 1522-23, 1524-25; un Francesco che
la tenne nell’anno 1519-20.
Di questa famiglia notiano un Guglielmo che
acquistò, nella prima metà del secolo XVI, da Giovanni Falcone (o Fontana)
il feudo Saccolino e da Consalvo Salonia il feudo Prato, nei quali gli
succedette il figlio Giovan Matteo.
Alcuni autori vogliono che questa
famiglia sia dello stesso stipite degli Alberti da Catenaja, altri che
tragga origine dalla Turingia e che abbia avuto a capostipite Zato,
capitano al servizio dell’imperatore Ottone I, passato in Toscana l’anno
940. Senza entrare nel merito di tali diverse origini diciamo che la
famiglia Zati fu molto ricca e potente in Firenze, e tenne in detta
città le cariche di priore e di gonfaloniere e che passò in Sicilia nel
principio del secolo XVII, portatavi da un Simone, il quale acquistò il
marchesato di Santa Maria di Rifesi. Un Giulio Zati e Guicciardini,
marchese di Santa Maria di Rifesi, fu gentiluomo di camera del Granduca
di Toscana nell’anno 1680, cavaliere dell’ordine di San Giacomo della
Spada, acquistò la baronia di Campogrande e, come marito di Angela
Denti, fu primo duca di Villarosa in sua famiglia; un Placido Zati e
Bonanno, figlio del precedente, che fu ultimo marchese di Santa Maria di
Rifesi, ecc. in sua famiglia, tenne la carica di governatore del Monte
di Pietà in Palermo nell’anno 1738.
Arma:
troncato d’oro e di nero a due
catene poste in decusse, dell’uno all’altro.
Il Galluppi la vuole originaria di
Spagna e nobile in Messina nel secolo XVI. Noi troviamo un Diego de
Zavallos, che, con privilegio dato a 11 luglio 1509 esecutoriato a 8
novembre 1510, ottenne concessione di un tenimento di terre nell’isola
di Malta nella contrada Milecha Delzoncol.