Pare che sia stata portata in Sicilia
da un Ferdinando, che fu mandato da re Ferdinando per prendere possesso
del regno. Un Giovanni fu vicerè in Sicilia sotto Carlo V; un
Ferdinando, figlio del precedente, fu uno degli otto capitani a guerra
del regno, capitano di giustizia in Caltagirone nel 1547-48 e sostituì
il padre nel governo del regno col titolo di presidente; un Bartolomeo
fu senatore in Trapani nel 1562-63; un Giovanni fu castellano di Cefalù
nel 1594; un Gaspare fu capitano di giustizia in Termini nell’anno
1643-44.
Di questa famiglia, la cui nobiltà
venne riconosciuta dalla reale commissione dei titoli con deliberazione
del 16 aprile 1844 e che pare abbia comune l’origine con la Velasquez,
notiamo un Giovanni Lucio secreto di Cefalù e capo degli algoziri del
regno nel 1594; un Francesco, cavaliere dell’ordine di San Giacomo della
Spada, sergente generale di battaglia, maestro di campo del terzo di
fanteria spagnuola del regno di Napoli, castellano del real palazzo di
Messina nell’anno 1683; un Giuseppe Velasco e Montoja sopraintendente
generale della scala e portò franco di Messina nel 1708; un alfiere
Giovan Tommaso capitano di giustizia in Sutera nel 1705-6; un Vincenzo
Velasco Velasquez e un Ignazio Velasco Omodei iscritti nella mastra
nobile di Augusta.
Nobile famiglia spagnuola della quale
notiamo un Ferdinando procuratore e governatore dell’infante Pietro,
maestro secreto del regno nel 1424 e governatore di Noto nel 1431,
signore di Iaci, ecc.; un Pietro veditore generale dell’armata di Spagna
nel 1572;
un Guttierez che, con privilegio dato ad Aranjuez il 22 maggio
esecutoriato in Messina a 25 agosto 1622, ottenne concessione del titolo
di principe di Palazzolo; un Bartolomeo capitano di giustizia in Trapani
negli anni 1656-57 e 1660-61-62; un Giovanni regio luogotenente
tesoriere generale e collettore delle regie fiscalie nel 1660.
Arma: partito: al primo di verde, al
castello torricellato di tre pezzi d’argento, aperto e finestrato del
campo; al secondo d’azzurro, a tredici bisanti d’oro.
Notiamo un Francesco Veles de la Pegna
capitano di giustizia in Patti nel 1645-46; un Marcello nominato razionale
del Real Patrimonio, con real cedola data a 9 ottobre esecutoriata a 20
dicembre 1679; un Ignazio capitano di giustizia in Cefalù nel 1695-96; un
Giovanni giurato in Alcamo nell’anno 1812-13.
Arma: inquartato: al primo e quarto d’oro,
a tre bande cucite d’argento caricate da ermellini di nero; nel secondo e
terzo d’argento, a cinque cuori di nero, posti in decusse.
Di questa famiglia, che si vuole originaria
di Malta, notiamo un Giovanni Vella-Varrios de Espriella che fu maestro
razionale supernumerario del tribunale del Real Patrimonio nel 1664. Non
sappiamo, poi, se sia appartenuto a questa stessa famiglia quel sacerdote
Arcangelo Vella che, con privilegio dato a 15 maggio 1788, ottenne
concessione del titolo di barone di Schifazzo e Daino.
Arma: di rosso vestito d’oro, caricato da
un’aquila di nero al volo abbassato portante nel petto uno scudo ovale,
scaccheggiato d’argento e di nero; l’oro accantonato da quattro ceri
d’argento accesi di rosso.
Vanta essere una diramazione della famiglia
precedente. Un Antonio Vella e Calafato (di Carlo, di Carmelo), nato in
Aragona a 18 giugno 1855, con real decreto del 30 ottobre 1900, ottenne
concessione dello stemma di gentilizio, qui sotto descritto, e, con regie
lettere parenti del 20 gennaio 1901, venne autorizzato ad assumere ed a
trasmettere ai suoi eredi e successori il titolo di barone di Biggini, a lui
pervenuto per successione alla madre sua, signora Carmela Calafato.
Arma: semipartito e troncato: al primo
scaccato d’argento e di nero; al secondo di rosso, al grifone d’oro, ritto
colla fascia d’azzurro, attraversante (Calafato); al terzo d’oro, a
quattro torcie al naturale accese, decussate due e due, i due gruppi uno
accanto all’altro.
Illustre famiglia fiorentina, la
Velluti, che ha dato un gran numero di priori e gonfalonieri di
giustizia a Firenze, decorata del ducato di San Clemente, del titolo di
marchese, ecc. e che, per successione a casa Zati, ebbe in Sicilia i
titoli di marchese di Santa Maria del Rifesi e barone di Campogrande e
Cangemi, dei quali troviamo investito a 10 settembre 1770 Simone Velluti
che, per disposizione fidecommissaria, assunse il cognome di Zati.
Arma: partito: nel primo troncato d’oro
pieno e di rosso a tre cerchi d’oro (Velluti); nel secondo
troncato d’oro e di nero a quattro catene dell’uno nell’altro, moventi
dagli angoli dello scudo e convergenti ad un anello dell’uno all’altro
nel centro (Zati).
Un Simone ed un Raniero de Venetico, padre
e figlio, furono possessori del feudo Venetico nel quale succedette Simio,
figlio di Raniero. Simio Venetico e Razuna, coniugi, donarono detto feudo al
giudice Aldoino, da Messina, che ne ottenne conferma a 9 marzo 1259.
Non ci è possibile scrivere di questa
famiglia quanto sarebbe necessario per riferire soltanto sulle principali
illustrazioni di essa, perché andremmo lontano dai limiti che l’economia del
lavoro ci impone; dobbiamo quindi contentarci di cenni superficiali. Secondo
alcuni trae origine dai conti di Ventimiglia in Liguria, discendenti dai
Lascari imperatori di Costantinopoli; secondo altri pare che discenda in
linea retta mascolina dai principi Normanni dominatori di Sicilia. Si crede
che il primo a passare in Sicilia sia stato un Guglielmo, conte di
Ventimiglia, nel 1242, padre di un Enrico che, per ragion di dote, fu in
Sicilia, il primo conte di Geraci in sua famiglia, possedette le due
Petralie, ecc., fu vicerè in Napoli e morì nel 1265 col grado di capitan
generale d’esercito di re Manfredi. Prima di notare gli individui di questa
famiglia che maggiormente eccelsero per le virtù di cui furono adorni, per
le cariche coperte, per i titoli, per i feudi posseduti, accenniamo ai
principali possedimenti feudali di questa famiglia: i principati di Belmonte,
di Buonriposo, di Castelbuono, di Grammonte, di Ventimiglia; il ducato di
Belviso, i marchesati di Geraci e di Regiovanni; le contee di Catanzaro, di
Collesano, di Geraci, di Ischia, di Naso e di Prades; le baronie di
Barchino, Bordonaro sottano, Raulica e Artesina, Bonanotte, Rovitello,
Miano e Tavernola, Burgio Millusio, Calcusa o Fontana Murata, Caltavuturo,
Canetici, Casale di Pietra, Casalvecchio, Castelluzzo, Ciaramita, Cavallaro
e Casalbianco,
Ciminna,
Culcasi e Mangiadaini,
Diesi, Mulocca e Bruchali,
Friddi e Faverchi,
Gibellina,
Gratteri,
Gurgo, Celso Manchi e metà di Scala, Isnello, Leonforte, Lo Monaco, Montemaggiore, Mussomeli, Pettineo,
Pietranera, Vultano e Viviano, Pionica e San Martino, Pollina, Racalciditi o
San Benedetto,
Regiovanni,
Resuttano, Rachilebri e Raxafico,
Riesi e Cipolla,
Rupi e Calabrò, Sambuca,
Sanagia,
San Benedetto,
San Mauro,
Santo Stefano di Bivona,
Santa Venera,
Sinagra,
Sperlinga,
Tripi, Verbumcaudo, Vescara, Vicari, ecc. ecc. Un Francesco fu conte di
Collesano, nel 1305 ed è notato nel ruolo dei feudatari sotto re Federico
come possessore di Sperlinga, Pettineo, ecc.; un altro Francesco, conte di
Ischia, conte di Geraci, ecc., fu strategoto di Messina nel 1355 e, per
privilegi del 20 giugno 1354 e del 5 gennaio 1358, fu autorizzato ad usare
il titolo Dei Gratia, ostacolò re Federico III in occasione del
matrimonio di detto re con Costanza d’Aragona, nel 1371 salvò lo stesso re
da un attentato, ottenne concessione della città di Termine e Cefalù e della
terra di Isnello, fu conte di Mistretta nel 1388 e uno dei quattro vicari
del regno di Sicilia durante la minore età della regina Maria; un Giovanni
fu pretore in Palermo nell’anno 1370-71; un Antonio, conte di Collesano,
signore delle due Petralie, ecc., fu camerlengo maggiore del regno nel 1392,
seguì il partito dei Martini contro quello dei Chiaramonti, poscia per la
sua fellonia fu chiuso prigione nel castello di Malta perdendo i beni; un
Guarneri fu pretore di Palermo negli anni 1405-6, 1416-17; un Federico tenne
la stessa carica in detta città negli anni 1410-11, 1411-12, 1422-23; un
Giovanni fu arcivescovo di Monreale nel 1418; un Francesco fu capitano di
giustizia in Catania nel 1434-35 e patrizio nel 1437-38; un Giovanni
Ventimiglia e Aragona fu conte di Montesarcio in Calabria, primo marchese di
Geraci, per privilegio dato da re Alfonso, fu capitano generale delle armi
della Chiesa Romana, ebbe la città di Bitonto, fu vicerè in Napoli e in Sicilia nel 1430, 1432, grande ammiraglio, ecc. ecc.;
un Ughetto fu capitano di giustizia in Palermo negli anni 1447-48 e 1448-49;
un Antonio, barone di Sinagra, ottenne, con privilegio dato a 13 novembre
1452 esecutoriato a 30 luglio 1453, conferma di un privilegio della regina
Bianca dato a Taormina il 16 agosto 1411, con il quale gli consentiva che,
nel nome della moglie Eufemia e della cognata Bonadonna, figlie di Guarneri
Ventimiglia, barone di Alcamo, potesse esigere e chiedere tutti i diritti e
beni paterni, materni e fraterni anche se in potere del regio fisco; un
Antonio Ventimiglia e Prades, marchese di Geraci nell’anno 1473 fu conte di
Catanzaro, vicario generale, grande ammiraglio di Sicilia, ecc.; un Simone
Ventimiglia e Cardona, marchese di Geraci, fu vicerè in Sicilia negli anni
1516, 1534, 1541 e deputato del regno nel 1522; un Francesco fu pretore di
Palermo negli anni 1501-502 e 1504-505, strategoto di Messina nell’anno
1506-507, luogotenente nell’ufficio di maestro giustiziere, deputato del
regno nel 1511; un Giovanni, marchese di Geraci, fu strategoto di Messina
negli anni 1508-9, 1532-33 e pretore negli anni 1542-43, 1549; un Antonino
fu capitano di giustizia in Caltagirone nell’anno 1540-41; un Simone,
marchese di Geraci, fu strategoto di Messina nel 1550-51; un Ferdinando fu
capitano di giustizia in Caltagirone nell’anno 1551-52; un Sigismondo tenne
la stessa carica in Palermo nell’anno 1553-54; un Carlo, barone di
Regiovanni, fu pretore in detta città negli anni 1568-69, 1569-70, cavaliere
dell’ordine di San Giacomo della Spada, deputato del Regno, e, con
privilegio dato a 26 maggio 1575 esecutoriato a 2 giugno 1582, ottenne
concessione del titolo di conte di Naso; un Pietro, barone di Gratteri, fu
pretore in Palermo nell’anno 1586-87; un Pietro, cavaliere di Malta, è
notato nella mastra nobile del Mollica; un Francesco Giorgio, barone di
Passaneto, da Catania, con privilegio dato a 26 agosto 1589, ottenne
concessione del titolo di regio cavaliere; un Giovanni Ventimiglia e
Ventimiglia, marchese di Geraci, ecc. fu strategoto di Messina nel 1591,
vicario generale nelle Valli di Noto e di Mazzara, presidente e capitan
generale del regno negli anni 1595, 1598, 1608, e, con privilegio dato a 3
febbraio esecutoriato a 22 maggio 1595, ottenne concessione del titolo di
principe di Castelbuono; una Beatrice, figlia di Giovanni, primo principe di
Castelbuono, ottenne, con privilegio dato a 7 maggio esecutoriato a 31
agosto 1627, concessione del titolo di principe di Ventimiglia; un Luigi fu
capitano di giustizia in Palermo nell’anno 1647-48; un Lorenzo, barone di
Gratteri, tenne la stessa carica in detta città negli anni 1651-52, 1673-74,
e, con privilegio dato a 19 maggio esecutoriato a 27 luglio 1661, ottenne
concessione del titolo di conte di Prades; un Giovanni ed un Giuseppe furono
giudici della Gran Corte del regno, il primo nell’anno 1662-63, il secondo
nell’anno 1676-77; un Antonio (Girolamo), dei conti di Prades, teatino,
missionario nelle Indie, fu vescovo di Lipari nel 1694; un Giovanni
Ventimiglia e Di Giovanni, marchese di Geraci, ecc. ottenne per tale titolo
il trattamento di grande di Spagna di prima classe con privilegio dato a 22
luglio 1710, fu gentiluomo di camera di Vittorio Amedeo II di Savoia,
cavaliere dell’ordine supremo della Santissima Annunziata (22 marzo 1714),
e, con privilegio dato a 27 settembre 1723, ottenne il titolo di principe
del Sacro Romano Impero, col trattamento di Altezza e con la podestà di
batter moneta e medaglie col proprio nome e usare il titolo Dei Grazia,
fu gentiluomo di camera di Carlo III di Borbone, cavaliere dell’ordine
del San Gennaro nel 1738, ecc.; un Antonino Ventimiglia e Valguarnera, conte
di Prades e principe di Grammonte, fu gran prefetto del supremo magistrato
del commercio, deputato del regno nel 1728, gentiluomo di camera,
capitano di giustizia in Palermo nel 1729, cavaliere dell’ordine del San Gennaro; un Giuseppe
Emanuele, principe di Belmonte, fu capitano in Palermo negli anni 1736-37,
1756-57 e 1757-58, pretore nel 1744, 1748; un Fortunio Ventimiglia e
Valguarnera, dei principi di Grammonte, fu inquisitore del tribunale del
Sant’Uffizio, deputato del regno nell’anno 1741; un Giuseppe Emanuele
Ventimiglia e Alliata, dei principi di Belmonte, fu commendatore dell’ordine
di Malta; un Luigi Ruggero Ventimiglia Sanseverino e Aragona, principe di
Castelbuono, marchese di Geraci, ecc. fu cavaliere dell’ordine del San
Gennaro nell’anno 1759, ecc.; un Giuseppe Emanuele Ventimiglia e Statella,
principe di Belmonte, ecc. fu cavaliere dell’ordine del San Gennaro,
ambasciatore presso la repubblica di Venezia nell’anno 1760, maggiordomo
maggiore della regina Maria Carolina e di re Ferdinando, grande di Spagna di
prima classe per privilegio dato a 23 febbraio 1772 esecutoriato a 20
febbraio 1780; un Salvatore Ventimiglia e Alliata, dei principi di Belmonte,
fu vice legato di Ravenna nel 1782; un Giovanni Luigi Ventimiglia e Spinola,
principe di Grammonte, ecc. fu rettore dell’ospedale di San Bartolomeo
nell’anno 1765, governatore del Monte di Pietà di Palermo nell’anno 1769,
senatore della stessa città negli anni 1781-82-83, gentiluomo di camera,
cavaliere dell’ordine del San Gennaro; un Luigi Ventimiglia e Sieripepoli,
principe di Grammonte, ecc., fu senatore di Palermo nell’anno 1795-96,
gentiluomo di camera nel 1800; un Salvatore Ventimiglia e Statella, dei
principi di Belmonte, fu vescovo di Catania, arcivescovo di Laodicea,
inquisitore del Santo Uffizio, morì nell’anno 1797; un Giuseppe Emanuele e
Ventimiglia e Cottone, principe di Belmonte, fu gentiluomo di camera nel
1790, cavaliere dell’ordine del San Gennaro, deputato del regno nel 1806,
ecc. ecc. Con decreto reale del 23 ottobre 1868 vennero riconosciuti i
titoli di principe di Castelbuono, conte e marchese di Geraci, conte di
Ventimiglia e barone di Pollina e San Mauro nella persona di Corrada
Ventimiglia (di Francesco, di Giovanni Luigi), moglie a Pietro Mancuso;
morta la quale venne iscritta, nell’elenco ufficiale definitivo delle
famiglie nobili e titolate della regione siciliana, con i detti titoli e con
quello di principe di Buonriposo, la sorella Giovanna.
Arma: inquartato: nel primo e quarto di
rosso, col capo d’oro (ch’è di Ventimiglia); nel secondo e terzo
d’azzurro, alla banda scaccata di due file d’argento e di rosso (che è dei
Normanni).
Cimiero: un leone coronato d’oro, impugnante con la
destra una spada d’argento.
Sostegni: due leoni d’oro, coronati all’antica dello stesso, lampassati di
rosso.
Divisa: DEXTERA DOMINI FECIT VIRTUTEM, DEXTERA
DOMINI EXALTAVIT ME.
Vanta discendere dalla precedente e
precisamente dal ramo decorato della baronia
9c5
di Sinagra. Godette nobiltà
in Messina.
Un Giuseppe del fu Tommaso è annotato
nella mastra nobile di detta città del 1798-1807 e occupò la carica di
giudice civile in Milazzo nell’anno 1801-2; un Pietro, figlio del
precedente, fu primo presidente onorario della corte suprema di
giustizia e cavaliere d’onore e di devozione dell’ordine di Malta.
Secondo l’elenco ufficiale definitivo
delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana dovrebbe essere
una diramazione della storica famiglia Ventimiglia. Un Luigi, dottore in
leggi, fu giudice criminale in Vizzini nel 1783-84, capitano di
giustizia in detta città nel 1803-4, acquistò salme 30 della baronia di
Passaneto, ed oggi troviamo iscritto, con il titolo di barone di
Monteforte, nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e
titolate della regione siciliana, il signor Rosario Ventimiglia (di
Luigi, di Rosario), padre di Luigi e Concettina.