Di questa famiglia è degno di nota un
Francesco, che, nel 1547, era uno degli otto capitani a guerra del Regno
e che, nel 1555, fu uno dei sergenti maggiori della milizia in Sicilia.
Godette nobiltà in Palermo. Un Enrico
fu senatore in detta città negli anni 1430-31, 1435-36; un Tommaso, come
marito di Pina de Truglu, possedette il feudo Carcaci, di cui ottenne
investitura a 27 novembre 1487; un Giuseppe, barone di Carcaci, fu
senatore in Palermo nell’anno 1590.
Notiamo: un Pino, da Malta, che, a 20
febbraio 1397, ottenne concessione del feudo Aquilea; un Inigo, da
Malta, milite, consigliere regio, che ottenne, a 24 febbraio 1397, il
feudo Beniarad o Venerando e fu capitano sostituto in Malta e Gozzo nel
1403; un Giovanni, che fu castellano della torre di Troina nell’anno
1443; un Tommaso, che fu senatore in Messina nell’anno 1451-52; un
Giacomo castellano di Troina nell’anno 1479; un Carmelo, che, a 5 maggio
1811, fu aggregato al ceto nobile di Randazzo.
Illustrata da un Pietro, dottore in
leggi, che fu giudice della corte pretoriana in Palermo nel 1757-58, del
tribunale del Concistoro negli anni 1765-66-67, avvocato fiscale del
tribunale del Real Patrimonio nel 1784, maestro razionale giurisperito
di detto tribunale nel 1787; acquistò il feudo Cutumino superiore
nell’anno 1762 e fu padre di Agostino, dottore in leggi, investito di
detto feudo a 18 aprile 1788. Da detto Agostino ne venne Pietro, barone
di Cutumino per investitura del 6 giugno 1796,
padre di Giovanni e avo di Pietro iscritto nell’elenco ufficiale
definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana con
i titoli di barone di Cutumino soprano e barone di Pelo e Merca.
Arma: d’oro, a quattro uncinetti di
nero, posti tre ed uno.
Di questa famiglia notiamo un Matteo,
dottore in leggi, che fu giudice civile di Randazzo nel 1742-43 e
capitaniale nel 1744-45; un Michelangelo Vagliasindi e Ventimiglia,
figlio di detto Matteo, che, a 5 settembre 1739, ottenne investitura del
titolo di barone del Castello di Randazzo e fu giurato in detta città
nell’anno 1759-60 e capitano di giustizia nel 1776-77; un Carmelo,
figlio primogenito di Michelangelo, che, a 20 giugno 1801, ottenne
investitura del titolo di barone del Castello di Randazzo e fu giudice
criminale in detta città nel 1798-99. Con decreto ministeriale del 6
febbraio 1900 Maria Vagliasindi (di Giuseppe, Di Francesco), moglie a
Luigi Romeo di Consalvo, ottenne riconoscimento del titolo di barone del
Castello di Randazzo, titolo di cui venne autorizzato il passaggio in
famiglia Romeo con Regie Lettere Patenti del primo dicembre 1901.
Con R. Decreto del 4 marzo, susseguito
da RR. LL. PP. del 3 aprile 1900 il signor Paolo Vagliasindi, di
Francesco, ottenne concessione del titolo di barone.
Arma: di rosso, al pino nodrito sulla
pianura erbosa al naturale, sostenuto da un leoncino coronato d’oro, con
un sole dello stesso orizzontale a destra.
Godette nobiltà in Messina. Un Filippo,
a 16 giugno 1803, ottenne investitura della gabella del rotolo dei
macelli di Messina.
Arma: d’azzurro, al leone coronato
d’oro, tenente con le zampe anteriori una V maiuscola dello stesso,
contenente tre vajuole d’argento poste due ed una.
Si vuole originaria di Valenza; passata in
Sicilia nella fine del XIV secolo. Un Giovanni, da Siracusa, che, come
marito di Tommasa Mustiola, possedette il feudo Targia, fu capitan d’armi in
Siracusa nell’anno 1418-19.
Arma: di rosso, a cinque monti d’oro
sormontati da cinque stelle dello stesso.
Godette nobiltà in Messina nei secoli
XVI, XVII, XVIII e passò all’ordine di Malta come quarto di altra famiglia nel
1585, in persona di Pietro Campolo Valdasci Stagno Ruffo.
Arma:
3e80
spaccato, nel primo d’azzurro a tre
sbarre d’oro, addestrato nel capo da una stella dello stesso; nel secondo di
rosso, al braccio destro armato al naturale.
Di questa famiglia che, secondo il Di
Giovanni, possedette i feudi di Maganoce e la Traversa, notiamo un
Guglielmo che, nell’anno 1463, era reggente dell’ufficio di maestro
portulano del regno; un Luciano che fu senatore in Palermo negli anni
1488-89, 1493-94, 1504-5, 1508-9, e, con privilegio dato a 30 novembre
1497 esecutoriato a 30 aprile 1498, venne nominato luogotenente del
maestro portulano di Sicilia; un Francesco, che fu senatore in Palermo
nel 1527-28; un Paolo, che tenne la stessa carica in detta città negli
anni 1540-41, 1549-50; un Guglielmo, che fu governatore della Tavola nel
1563-64. Per il matrimonio di Giuseppe Valdaura D’Ondes con Francesca
Vernengo e Marchese (13 giugno 1860), baronessa di Porto e Pennate,
detto titolo spetta oggi al figlio di detti coniugi Girolamo Valdaura
Vernengo.
Arma: inquartato: d’argento e d’azzurro
al giglio d’oro nel primo e terzo; e a mezzo volo dello stesso spiegato
nel secondo e quarto.
Pare che sia originaria di Genova;
godette nobiltà in Palermo e, secondo il Galluppi, anche in Messina nei
secoli XVII e XVIII. Un Girolamo fusenatore in Palermo nel 1621-22; un
Francesco Valdibella La Liotta Notarbartolo e La Farina fu senatore in
Palermo nel 1704-5, possedette la tonnara del Tono di Sciacca e, con
privilegio dato a 5 novembre 1708 esecutoriato a 13 febbraio 1710,
ottenne concessione del titolo di marchese di San Giacinto.
Arma: d’oro, al monte di tre cime di
verde, movente dalla punta, sostenente due leoni, uno di nero e l’altro
di rosso, affrontati e combattenti.
Questa nobilissima famiglia, originaria di
Spagna, si vuole derivata dai principi goti e dello stesso stipite della
famiglia de Whart, che cambiò nel secolo XI l’antico suo nome in quello di
Valdina da una terra posseduta nel regno di Aragona. Passò in Napoli e poi
in Sicilia, godendo nobiltà in Messina ed in Palermo. Possedette il
principato di Valdina, i marchesati della Rocca e di Valdina, le baronie
della Rocca, Raccuia, Maurojanni o Maurogiovanni, ecc. nonché l’ufficio di
Maestro Notaro del tribunale della Gran Corte del Regno. Un Andrea, che fu
il primo a portarla in Sicilia, verso il 1470 fu reggente l’ufficio di
maestro notaro della regia gran Corte, pare che abbia avuto il governo della
camera reginale nell’anno 1499, la carica di capitan d’armi e vicario
generale del Val di Noto e, con privilegio dato a 23 gennaio 1501
esecutoriato a 24 luglio 1507, ottenne la concessione del titolo di regio
cavaliere e fu barone di Raccuia, della Rocca e di Maurojanni. Tralasciando
i membri di detta famiglia che si distinsero prima del passaggio della
stessa in Sicilia, per brevità, notiamo soltanto un Andrea, barone della
Rocca, che ottenne la concessione del titolo di Nobile col Don con
privilegio dato a 19 aprile 1558 esecutoriato a 22 maggio 1559; un Carlo,
cavaliere di Malta nel 1569; un Matteo, dottissimo filosofo e teologo,
professore in Padova e Parigi, vescovo di Acerno, che intervenne nel
Concilio di Trento; un Mariano, senatore di Palermo nell’anno 1582-83; un
Federico che tenne la stessa carica nel 1612-13; un Pietro Valdina e
Ventimiglia, barone della Rocca, maestro notaro della regia Gran Corte, che,
con privilegio dato in Madrid a 24 maggio esecutoriato in Palermo a 21
luglio 1623, ottenne concessione del titolo di marchese della Rocca, fu
maestro di campo delle milizie siciliane, prese parte a molte campagne e si
distinse, particolarmente, nella difesa del ponte di Carignano contro
l’esercito francese, fu deputato del Regno, pretore di Palermo negli anni
1636-37, 1639-40, ambasciatore del Senato di Palermo a Don Giovanni
d’Austria, e, con privilegio dato a 22 dicembre 1642 esecutoriato a 8 giugno
1643, ottenne concessione del titolo di principe di Maurojanni o Valdina; un
Carlo Valdina e Ventimiglia, che fu cavaliere di Malta, gran Croce ad
honores, balì di Santo Stefano, commendatore di Ciucciano, siniscalco,
generale comandante della squadra delle galere e vinse i Turchi a Zante e a
Tripoli (1634), fu più volte ambasciatore dell’ordine al vicerè di Sicilia
ed al presidente del Regno negli anni 1635, 1636, 1641, signore di S. Lucia
e di Rametta, ministro della nobile compagnia della Carità di Palermo nel
1648, 1660, ecc.; un Andrea Valdina e del Bosco, principe di Valdina,
marchese della Rocca, cavaliere dell’ordine dell’Alcantara, vicario generale
in Taormina (1647) e presidente dell’arciconfraternita della Redenzione dei
Cattivi nel 1653, al quale il Baronio dedicò il suo “Palermo Glorioso”; un
Vincenzo, che fu governatore del Monte di Pietà nel 1647-48; un Cesare,
principe di S. Flavia, come marito di Francesca Intrigliolo Secusio ed
Adamo, che fu giudice straticoziale in Messina negli anni 1648-49, 1651-52,
1654-55, 1666-67, giudice del Concistoro nel 1668; un Giovanni, principe di
Valdina, marchese della Rocca, maestro notaro del tribunale della regia Gran
Corte nel 1663, presidente dell’arciconfraternita della Redenzione dei
Cattivi nel 1665, fondatore a Roma della ricchissima prelatura Valdina che
serviva per rappresentare la Sicilia presso la Santa Sede; un Carlo Valdina
e Vignolo, che, con privilegio dato a 29 dicembre 1666 esecutoriato a 22
luglio 1667, ottenne concessione del titolo di marchese di Valdina. Questa
famiglia è oggi estinta e ne porta il nome, per adozione, il nobile dottore
Ferdinando Cataliotti-Valdina del Grano, barone di Chiapparia, che discende
da Teresa Valdina.
Arma: d’azzurro, al guerriero armato
d’argento, impugnante con la destra uno scettro dello stesso e la sinistra
appoggiata all’elsa della spada.
Di questa famiglia, che godette nobiltà in
Messina, notiamo un capitan Giovanni, castellano del castello di Gonzaga
nell’anno 1666; un Filippo Valenza e Carraffa senatore in Messina nell’anno
1682-83; un Francesco che tenne la stessa carica in detta città negli anni
1684-85, 1701-2, 1705-6; un Francesco Valenza e Carraffa (lo stesso del
precedente?) che fu capitano di giustizia in Castroreale nel 1706-707.
Vanta discendere dai conti di Ampurias
in Catalogna, i quali pretendevano discendere dai re Goti. Si vuole che
abbia fatto due passaggi in Sicilia; il primo sotto re Pietro d’Aragona;
il secondo sotto i Martini. Godette nobiltà in Palermo e in Messina; possedette i principati di
Belmontino,
Gangi, Gravina, Niscemi, Valguarnera; il ducato di Arenella; i
marchesati di Regiovanni, Santa Lucia; la contea d’Asaro; le baronie di
Bonifato o Marcatobianco e Iamcaruso, Buzzetta; Caropipi, Fiume di
Mendola Giardinello, Godrano,
Pozzo, Rapi e Piano del Comune,
San Giovanni di Galermo, Tonnara di San Giorgio, Vicaretto,
ecc. ecc. Un Simone fu pretore di Palermo nel 1333-34; un Vitale fu
armiere di re Martino, barone d’Asaro, capitano di giustizia in Nicosia
nell’anno 1409;
un Giovanni fu capitano di giustizia in Palermo negli anni 1414-15-16;
un altro Giovanni, barone d’Asaro, fustrategoto di Messina nel 1474,
presidente del Regno nel 1485, capitan generale della cavalleria di re
Ferdinando il Cattolico nell’anno 1486; un Giaimo fu vescovo di Malta
nell’anno 1495; un Giovanni, barone di Siculiana, fu capitano di
giustizia in Palermo nell’anno 1511-12; un Antonio, barone del Godrano,
tenne la stessa carica in detta città nel 1535-36; un Giovanni, barone
d’Asaro fu strategoto di Messina nel 1542-43, e, con privilegio dato in
Magonza a 11 agosto esecutoriato in Palermo a 12 settembre 1543, ottenne
concessione del titolo di conte d’Asaro; un Simone, barone di Godrano,
fu capitano di giustizia in Palermo nell’anno 1546-47; un Fabrizio
barone del Godrano, fu pretore di Palermo negli anni 1583-84, 1589-90;
un Annibale, barone del Godrano, fu senatore in detta città negli anni
1593-94, 1598-99 e capitano di giustizia negli anni 1595-96 e 1607-8; un
Francesco Valguarnera e Del Carretto, con privilegio dato a 14 ottobre
1626 esecutoriato a 26 gennaio 1627, ottenne concessione del titolo di
principe di Valguarnera e fu pretore di Palermo nel 1630-31; un
Francesco fu capitano di giustizia in Castrogiovanni nel 1645-46; un
Vitale, dei principi di Valguarnera, con privilegio dato a 4 settembre
1645 esecutoriato a 18 maggio 1646, ottenne concessione del titolo di
duca dell’Arenella, acquistò nel 1661 il titolo di principe di
Niscemi,
fu capitano di giustizia in Palermo nel 1665 e pretore nel 1669; un
Giuseppe Valguarnera e Lanza, principe di Valguarnera, fu vicario
generale in San Filippo d’Argirò nell’anno 1647 e pretore di Palermo
nell’anno 1651; un Francesco Valguarnera e Arrighetti, principe di
Valguarnera, che come marito di Antonia Graffeo fu principe di Gangi,
ecc. nel 1652, tenne la carica di capitano di giustizia in Palermo nel
1679-80, fu cavaliere dell’ordine di San Giacomo della Spada, gentiluomo
d78
di camera di re Carlo II, vicario generale del Val Demone, pretore di
Palermo nell’anno 1686; un Giovanni, barone del Pozzo, fu senatore in
Palermo negli anni 1669-70, 1673-74; un Ponzio, dei principi di
Valguarnera, tenne la stessa carica in detta città negli anni 1686-87,
1699-700, e, con privilegio dato a 28 settembre esecutoriato a 4
dicembre 1700, ottenne concessione del titolo di marchese di Santa
Lucia; un Giuseppe, conte d’Asaro, fu capitano di giustizia in Palermo
nel 1687-88 e pretore nel 1669-700; un Giuseppe, principe di Niscemi,
tenne quest’ultima carica in detta città nel 1696-97, fu maestro
razionale del tribunale del Real Patrimonio e deputato del regno nel
1714; un Francesco Saverio, principe di Valguarnera, fu capitano di
giustizia in Palermo nel 1711-12, vicerè in Sardegna, ambasciatore in
Madrid, generalissimo della cavalleria, gran ciambellano di re Carlo
Emmanuele III di Savoia, cavaliere dell’ordine supremo della Santissima
Annunziata; un Pietro Valguarnera e Gravina, principe di Valguarnera, fu
deputato del regno nel 1758, tenente delle guardie del corpo del re di
Sardegna, colonnello, generale di battaglia, gentiluomo di camera di
detto re, gran croce dell’ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro nel 1778;
un Emmanuele Valguarnera e Valguarnera, marchese di Santa Lucia, fu
governatore del Monte di Pietà di Palermo nell’anno 1759-60; un
Salvatore Valguarnera e La Grua, principe di Niscemi, fu senatore in
Palermo nel 1778 e, come marito di Melchiorra Emmanuela Cottone Tarallo
e Rao, ottenne, a 22 febbraio 1762, infeudazione del territorio di
Giardinello; un Giuseppe Emmanuele Valguarnera e Valguarnera, principe
di Valguarnera, principe di Gangi, ecc. fu senatore in Palermo nel
1782-83, capitano di giustizia negli anni 1788-89-90, rettore
dell’ospedale di San Bartolomeo nel 1796, pretore nel 1797, gentiluomo
di camera e cavaliere dell’ordine del San Gennaro; un Corrado, principe
di Niscemi, nel 1812 venne nominato maestro razionale di cappa e spada
del tribunale del Real Patrimonio; un Giuseppe Valguarnera e Ruffo,
principe di Niscemi, fu maggiordomo di settimana dei re Ferdinando II e
Francesco II di Borbone e sedette fra i pari al parlamento del 1848 per
la paria di Castelnuovo; un Corrado Valguarnera e Tomasi, figlio del
precedente, principe di Niscemi, ecc. fu gran croce dell’ordine della
corona d’Italia, senatore del regno, ecc., marito di Maria Favara e
padre di Caterina moglie a Pietro Moncada, principe di Paternò, ecc.; di
Giuseppe, deputato al parlamento Nazionale, riconosciuto con decreto
ministeriale del 27 maggio 1903 nei titoli di principe di Niscemi e di
duca dell’Arenella e con decreto ministeriale del 16 novembre 1909 nel
titolo di principe di Castelnuovo; di Carolina moglie a Giulio
Santostefano, marchese della Cerda e di Elisabetta in Parodi.