Illustrata da un Pietro, dottore in
leggi, che fu giudice delle appellazioni di Messina nell’anno 1693, del
tribunale della Regia Udienza della stessa città nell’anno 1695, della
corte pretoriana di Palermo nel 1697-98 e del tribunale del Concistoro
nell’anno 1700.
Vanta discendere da un Manfredo di
Svevia che assunse il cognome Tagliavia in seguito ad una riuscita
operazione di guerra in cui tagliò la ritirata al nemico, e che portò la
famiglia in Milano donde si vuole che sia passata in Sicilia in persona
di un Guido, capitano al servizio dell’imperatore Arrigo VI. Possedette
il principato di Castelvetrano; i ducati di Alagona e Terranova; i
marchesati di Avola e San Giacomo; la
contea di Borgetto; i feudi Aynirbuna oNyrbuna, Burgio Millusio, Castelvetrano,
Lazzarino, Perrana, Ravanu-sa, San Bartolomeo, Sommatino, ecc. ecc.;
assunse per successione, nel principio del secolo XVI, il cognome
Aragona, che antepose poi a quello Tagliavia. Un Federico, milite, fu
pretore di Palermo nel 1327-28; un Giovanni tenne la stessa carica in
detta città nel 1341-42; un Francesco la tenne nel 1342-43; un Antonino
fu capitano di giustizia di Salemi negli anni 1404-5-6; un Giovanni
Antonio, barone di Castelvetrano, fondò la chiesa e convento dei padri
Domenicani nella città di Castelvetrano nel 1470; un Giovanni Vincenzo,
con privilegio esecutoriato a 22 maggio 1538, ottenne concessione del
titolo di conte di Castelvetrano e fu stratigoto di Messina negli anni
1521-22, 1526-27; un Giovanni, reggente e capitan generale del Regno nel
1528, con privilegio dato a 18 aprile esecutoriato a 9 settembre 1530,
ottenne il titolo di marchese di Terranova; un Pietro, cardinale di
Santa Romana Chiesa, fu arcivescovo di Palermo e presidente del Regno di
Sicilia, sotto Carlo V; un Carlo fu capitano di giustizia in Palermo nel
1545-46, deputato del Regno, gran contestabile, ammiraglio, presidente e
capitan generale in Sicilia negli anni 1566, 1567-68, 1571, 1577, grande
di Spagna, cavaliere del Toson d’oro, ecc. chiamato magnus siculus,
con privilegio dato a 8 agosto 1543 esecutoriato a 16 febbraio 1544,
ottenne concessione del titolo di marchese di Avola, con privilegio dato
a 22 agosto esecutoriato il 23 ottobre 1561, ottenne concessione del
titolo di duca di Terranova, con privilegio del 28 aprile esecutoriato a
14 ottobre 1564, ottenne il titolo di principe di Castelvetrano, e, con
privilegio del 31 marzo esecutoriato a 31 luglio 1566, il titolo di
conte di Borgetto; un Giovanni, figlio del precedente, vicario generale
del Regno nell’anno 1573, per la moglie Maria de Marinis fece entrare in
sua famiglia il marchesato di Favara; un Giorgio, con privilegio dato a
6 febbraio esecutoriato a 13 settembre 1583, ottenne concessione del
titolo di Don, e possedette i feudi Pietra Belice e Cellaro; un Bartolo
fu deputato del Regno nell’anno 1594; un Carlo, principe di
Castelvetrano, ecc. fu deputato del Regno nell’anno 1599, capitan
generale della cavalleria siciliana, cavaliere del Toson d’oro, ecc.; un
Giovanni, principe di Castelvetrano, ecc. fu cavaliere del Toson d’oro
nell’anno 1609; un Calogero fu deputato del Regno negli anni 1621, 1624;
un Diego, fratello di Giovanni, principe di Castelvetrano, ecc. fu
commendatore dell’ordine di San Giacomo, grande di Spagna, cavallerizzo
maggiore di Marianna d’Austria regina di Spagna, generale della
cavalleria di Napoli, stratigò di Messina nel 1606, principe del Sacro
Romano Impero, capitan generale di Sardegna, consigliere di Stato,
ambasciatore presso la Santa Sede e, per la moglie Stefania Cortes e
Mendosa, nipote di Ferdinando I, marchese di Valle nelle Indie; un
Mario, con privilegio dato in Madrid a 22 marzo esecutoriato a 21 maggio
1671, ottenne concessione del titolo di marchese di San Giacomo; un
Giuseppe fu capitano di giustizia in Sciacca nel 1688-89; un Mario tenne
la stessa carica in detta città nel 1745-46; un Mario (lo stesso del
precedente?) acquistò il titolo di duca di Alagona, di cui ottenne
investitura a 5 agosto 1771 e lo trasmise al figlio Francesco Onofrio
che ne fu investito a 29 gennaio 1776; un Giuseppe Tagliavia e
Tagliavia, a 20 gennaio 1787, ottenne investitura del titolo di marchese
di San Giacomo.
Arma: d’azzurro, al palmizio al
naturale, fruttato di due grappoli d’oro e sradicato dello stesso.
Alias:
di rosso, a quattro pali d’oro e la palma dello stesso fruttifera
d’argento attraversante sul tutto.
Pare che questa famiglia abbia fatto
due passaggi in Sicilia, il primo in persona di un Uberto, catalano, che
fu baiolo (pretore) in Palermo nel 1302-3; il secondo ai tempi dei
Martini con un Gilberto, nobile catalano, camerlengo e consigliere di re
Martino, che fu capitano e pretore in Palermo negli anni 1396-97,
1398-99 e ottenne a 10 giugno 1392 il feudo Supradolcuna o la Dardara,
nel 1400 concessione di una vigna nel territorio di Termini e sposò
Ilaria La Grua e Imperatore, ereditiera dello stato di Carini, e così fu
barone di detta terra, che trasmise ai suoi successori, con l’obbligo di
assumere il cognome La Grua.
Un Giulio acquistò, nel principio del
secolo XVII, il diritto del mezzograno sulle estrazioni di cereali dal
caricatore di Sciacca, diritto in cui gli succedette il figlio Pietro e
poscia il nipote Giulio.
Al dir del Galluppi questa famiglia
godette nobiltà in Messina nel XVII secolo. Noi troviamo un Domenico con
la carica di giudice della Gran Corte del Regno nell’anno 1602.
Arma: di rosso, a sei conchiglie d’oro,
ordinate 2, 2 e 2;
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alla bordura dello stesso, caricata da otto scudetti
d’azzurro, alla fascia d’argento.
Di questa famiglia, che godette nobiltà in
Palermo e che possedette il ducato della Miraglia, le baronie di Baida
e di Ferla, notiamo un Pietro, dottore in leggi, luogotenente tesoriere
generale e collettore delle fiscalie di Sicilia nel 1667; un Francesco
Tarallo e Rau, duca della Miraglia, che fu governatore del Monte di Pietà in
Palermo nel 1757-58; un Antonino Maria che fu giudice della corte pretoriana
in detta città nel 1761 e del tribunale del Concistoro negli anni
1777-78-79; un Simone Tarallo e Oliveri, che, a 5 agosto 1767, ottenne
investitura dei titoli di duca della Miraglia, barone di Baida, barone della
Ferla; un Giuseppe dei duchi della Miraglia, che ottenne, a 24 novembre
1792, attestato di nobiltà dal senato di Palermo.
Arma: d’azzurro, al leone coronato la testa
rivoltata d’oro, tenente una mazza dello stesso, rampante ad un albero al
naturale.
Il Galluppi la vuole originaria di Catania,
nobile in Messina nel
XV secolo. Possedette le baronie di Bavuso, Calvaruso, Carrubba, Castania,
Nissuria, San Dimitri, le saline di Nicosia, l’ufficio di portulanotto di
Licata ecc. Un Giovanni, dottore in leggi, fu giudice della Gran Corte nel
1399; un Federico fu patrizio di Catania nel 1413-14 e senatore nel 1429-30;
un Astasio tenne la carica di senatore in detta città nell’anno 1421-22; un
Giovanni fu senatore in Caltagirone negli anni 1660-61, 1668-69, 1671-72,
1686-87, 1689-90; e tale carica tennero un Francesco negli anni 1675-76,
1702-3; un Alberto nel 1682-83, ecc.; un Giuseppe tenne negli anni 1688-89,
1694-95, 1700-701, 1713-14; un Arrigo nel 1712-13; un Giacomo negli anni
1719-20, 1726-27, 1730-31; un Giacomo (lo stesso del precedente?) fu
capitano di giustizia in detta città negli anni 1724-25, 1742-43 e patrizio
nel 1738-39; un Emanuele fu patrizio di Caltagirone nel 1794-95.
Si vuole che sia originaria di Spagna;
godette nobiltà in Messina nei secoli XVI e XVII. Un Gabriele fu giudice
straticoziale in detta città negli anni 1597-98, 1607-8, del tribunale
del Concistoro nell’anno 1605-6, della Gran Corte del Regno negli anni
1602-3-4 ed è annotato nella mastra nobile del Mollica (lista XVIII,
anno 1604).
Arma: troncato: d’argento e di rosso,
all’albero di quercia di verde, al tronco d’oro, attraversante.
Si vuole che sia originaria di Spagna,
godette nobiltà in Messina nei secoli XVI e XVII, trovando un Bartolomeo
e un Francesco notati nella mastra nobile del Mollica.
Di questa famiglia notiamo un Francesco
capitano di giustizia in Caltagirone nell’anno 1407-8; un Vincenzo, primo
barone di Ganigazzeni in sua famiglia per investitura del 16 dicembre 1757,
padre di Pasquale, che ottenne investitura di detta baronia a 22 aprile
1782.
Un notaro Bertuccio (Bartoluccio),
messinese, notaro dell’ufficio del Protonotaro del Regno, ottenne da re
Pietro concessione della gabella dei canali e magazzini di Sciacca, della
terza parte della metà del diritto del tumolo di Girgenti e possedette pure
l’ufficio di portulanotto del mare, caricatore e terra di Licata.
Un Diego Antonio, da Sant’Angelo di
Brolo, con privilegio dato a 23 dicembre 1770, ottenne concessione del
titolo di barone di Frangioglio, Sagani e Piano Croce, titolo con il
quale è stato iscritto, nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie
nobili e titolate della regione siciliana, il signor Giuseppe Taviano e
Saporito (di Martino, di Giuseppe, di Martino, di Diego predetto).
Arma: partito: nel primo di verde, alla
banda d’argento seminata di stelle d’oro con una colomba posata sulla
banda; essa banda accompagnata da un giglio d’oro, posto nel canton
sinistro del capo ed in punta da un mare al naturale dal quale sorge il
sole pure al naturale; nel secondo troncato (a) d’azzurro al
leone d’oro; (b) di verde al guerriero posto di fronte, armato di
tutto punto, tenente nella destra una clava.
Un Federico, maestro notaro della corte
dei conti, ottenne, sotto re Federico III, concessione dei feudi
Machinesi e Cachone e possedette il diritto del tumolo di Sciacca; un
Antonio fu secreto e maestro procuratore di Messina nell’anno 1398.