Un Pietro fu maestro notaro della corte
dei conti (ufficio rationum) in Sicilia sotto re Federico III; un
Giovanni fu capitano di giustizia di Cefalù nell’anno 1400.
Originaria di Genova. Un Bernardo de
Sancto Lazaro alias Scorciafico, da Genova, ottenne a 2 giugno 1399,
concessione, durante vita, dell’isola di Pantelleria e nell’anno 1400
troviamo qualificato barone e signore di Pantelleria un Giovanni Santo
Lazzaro.
Nobile famiglia di Acireale. Un
Giovanni fu acatapano nobile in Acireale nell’anno 1798-99 e tale
carica, in detta città, tenne un Nicolò negli anni 1799-800 e 1812-13.
Il Galluppi la vuole originaria di Lentini
e nobile in Messina nel XIV secolo. Un Antonino possedette la gabella del
pane, carne, vino di Piazza nel principio del secolo XVI; un Giacomo, con
privilegio dato a 27 novembre 1682, ottenne la concessione del titolo di
barone di Balestrate.
Arma: d’argento, a due braccia vestite alla
monacale di nero, passate in decusse, le mani di carnagioni, sormontate nel
capo da una stella di rosso.
Si crede che sia originaria dalla Biscaglia
e che abbia assunto il cognome Santostefano da un eremitaggio dedicato al
detto Santo e forse vicino ad un castello, proprio di essa famiglia. Pare
che abbia fatto due passaggi in Sicilia, il primo ai tempi di re Pietro
d’Aragona, il secondo sulla fne del secolo XVI in persona di un Diego,
veditore della squadra delle galere del Regno e segretario del Santo
Uffizio. Godette nobiltà in Palermo, Trapani e Monte San Giuliano; vestì
l’abito di Malta nel 1360; possedette i feudi Aquila, Calcusa o Fontana
Murata, Falconeri, Mazzaruni, ecc. ecc. Un Giorgio, regio cavaliere, fu
senatore in Trapani nel 1431-32 e capitano di giustizia nell’anno 1442-43;
un Antonio fu senatore in detta città negli anni 1437-38, 1442-43; un altro
Antonio tenne la stessa carica in Palermo nel 1526-27; un Simone fu
castellano del castello di Troina nel 1548; un Giovanni fu senatore in
Trapani nel 1599-600; un Giovanni Santostefano e Aedo fu senatore in Palermo
nel 1614-15; un Pietro fu proconservatore di Trapani nel 1633; un Luigi fu
senatore in Palermo nel 1645-46; un Giuseppe Santostefano e La Cerda, barone
di Calcusa o Fontana Murata, cavaliere dell’Alcantara, fu governatore del
Monte di Pietà di Palermo negli anni 1646, 1659, 1660, e, con privilegio
dato a 13 febbraio 1659 esecutoriato a 16 gennaio 1663, ottenne la
concessione del titolo di marchese di Murata La Cerda; un Nicolò fu senatore
in Palermo negli anni 1711-12, 1713-14, 1716-17; un Giuseppe, marchese di
Murata La Cerda, fu colonnello negli eserciti di re Carlo III e governatore
del castello del Molo di Palermo nel 1737; un Alessio, marchese della Cerda,
fu gentiluomo di camera, intendente delle province di Messina, Lecce e
Caserta, ministro delle finanze del governo provvisorio di Sicilia nel
1848-49, ecc. ecc.; un Fulco, marchese della Cerda, fu colonnello di
cavalleria nell’esercito italiano, prese parte alle guerre di indipendenza,
fu commendatore degli ordini dei SS. Maurizio e Lazzaro e della Corona
d’Italia, ecc.; un Giuseppe, figlio del precedente, è annotato nell’elenco
ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione
siciliana con i titoli di marchese di Murata La Cerda, signore di Calcusa e
di Fontana Murata e fu padre di Giulio Santostefano e Benzo, attuale
marchese di Fontana Murata, signore di Calcusa e marito a Lilly Valguarnera
dei principi di Niscemi.
Arma: troncato: nel 1° d’azzurro alla torre
d’oro, piantata nell’angolo destro della punta, sormontata da un soldato in
atto di suonare la trombetta, e sinistrata da un albero verde, dalla cui
sommità pende una catena reggente una caldaia d’oro, accompagnata, al piede
dell’albero, da due lupi di rosso passanti; nel 2° di rosso, all’aquila
d’oro; tutto lo scudo cinto da una bordura composta da quindici pezzi: il
primo di rosso alla torre d’oro; il secondo, d’oro al leone di rosso; il
terzo, d’azzurro a tre gigli d’oro e così successivamente.
Di questa famiglia notiamo uno Scipione,
che fu giudice della Gran Corte del Regno negli anni 1663-64-65; un Vito,
che fu giudice della regia udienza di Messina nel 1685, giudice pretoriano
di Palermo nel 1689, giudice del Concistoro nel 1704 e giudice della gran
corte nel 1707; un Vincenzo, da Palermo, che, con privilegio dato a 20
novembre 1747, ottenne la concessione del titolo di barone della Rocca.
Arma: d’azzurro, al monte di cinque cime
d’argento, movente dalla punta cimato da un uccello dello stesso,
accompagnato da sette stelle d’oro poste in cinta.
Un Antonino possedette, nella fine del
secolo XVI, il feudo Schisò, territorio che era già stato infeudato, con
privilegio dato a 30 settembre 1518 esecutoriato a 7 maggio 1520, in
favore di Giovanni Casanova.
Questa famiglia godette nobiltà in
Catania, Siracusa, Monte S. Giuliano, Messina; possedette le baronie di
Bulgarano, Fontana Coperta, Motta Camastra, ecc. Un Gugliemo fu caporale
delle genti d’arme sotto i Martini, un Luigi fu senatore in Catania
negli anni 1515-16, 1519-20, 1523-24, 1529-30; un Giovanni Antonio tenne
la stessa carica in detta città nel 1518-19; un Francesco Maria la tenne
in Siracusa nel 1581-82; un altro Giovanni Antonio tenne la stessa
carica in detta città nel 1584-85; un Francesco è iscritto nella mastra
nobile del Mollica (lista X, anno 1596); un Antonino fu giurato in
Siracusa negli anni 1622-23, 1625-26, 1643-44, 1647-48; un Giacinto
tenne la stessa carica in detta città nel 1694-95; un Filippo la tenne
negli anni 1696-97, 1699-700 e fu senatore nell’anno 1720-21; un
Giuseppe, barone di Fontanacoperta, fu capitano di giustizia in Monte
San Giuliano nell’anno 1740-41; un Antonino Sardo e Palizzolo e un
Pietro Sardo e Palizzolo furono proconservatori interini di Monte San
Giuliano nel 1759 e 1778; un Pietro (lo stesso del precedente?) fu
patrizio in detta città nel 1787-88; un Giuseppe, barone di
Fontanacoperta, fu capitano di giustizia di Monte San Giuliano nel
1805-6 e senatore nel 1812-13. Nell’elenco ufficiale definitivo delle
famiglie nobili e titolate della regione siciliana, è iscritto, con il
titolo di barone di Fontanacoperta, il signor Pietro Sardo, di Giuseppe,
di Pietro.
Arma: d’azzurro, a quattro pali d’oro,
e tre gigli dello stesso, posti 2 e 1 attraversanti sul tutto.
Illustrata da un Gaetano, dottore in
leggi, egregio cultore del diritto siculo, giudice pretoriano in Palermo
nell’anno 1756-57, del Concistoro negli anni 1765 e 1766-67, ecc.