Nobile famiglia di Messina. Un
Giovanni nel 1368 fu inviato dalla regia corte per la colletta delle
sovvenzioni nelle città del Val di Noto; un Pasquale fu contestabile di
Messina nel 1409, e, nello stesso anno, un Nicolò tenne in detta città
la carica di credenziere della Zecca; un Antonio nel 1450 era
credenziere di Messina, ufficio che ottenne di poter trasmettere al
figlio Nicolò; un Cesare fu vice portulano del caricatore di Acque Dolci
nel 1498.
Arma: troncato: nel 1° fasciato ondato
cucito di rosso e d’azzurro; nel 2° di rosso a tre rose d’argento.
Nobilissima famiglia che si vuole
d’origine Normanna. Fu feudataria nel Napoletano sin dai tempi Normanni,
fu decorata del grandato di Spagna, degli ordini del Toson d’oro e del
San Gennaro, fu ricevuta all’ordine di Malta sin dal secolo XV. Godette
nobiltà in Napoli nel seggio di Nido, in Cosenza, Catanzaro, ecc. ecc.
Non è possibile dire di questa famiglia quanto sarebbe necessario e,
d’altro lato, non potremmo che ripetere quanto hanno scritto tutti
coloro che si sono occupati delle famiglie nobili del Napoletano. Ci
contentiamo, quindi, dire che possedette un gran numero di principati,
ducee, marchesati, contee e baronie nel regno di Napoli e che, in
Sicilia, possedette il principato di Paceco, il marchesato di S. Lorenzo
e le baronie della Salina della Grazia, della tonnara del Palazzo e
della tonnara di San Giuliano per successione a casa Fardella.
Pare che sia originaria di Milano, dove
vanta cavalieri dell’ordine di Malta sin dal secolo XV; si vuole che sia
stata portata in Sicilia da un Ambrogio visitatore generale delle
fortezze del Regno nel 1536. Possedette la ducea di Gallizia o
Torrefranca, le baronie di Campobianco o Madonna Giovanna e della terza
parte della gabella della scannatura di Palermo. Un Giovanni fu giurato
in Siracusa negli anni 1402-3, 1418-19; un Giuseppe tenne la stessa
carica in Mazzara nel 1575, 1585-86; un Francesco fu capitano di
giustizia di Mazzara nel 1585-86; un Girolamo, con privilegio dato a 17
luglio 1634, ottenne infeudazione del territorio di Madonna Giovanna o
Campobianco; un Matteo fu capitano di giustizia in Mazzara nel 1641-42;
un Diego Sansone e Cappasanta tenne la stessa carica in detta città nel
1645-46; un Giuseppe la tenne nel 1695-96; un Gaspare fu giurato in
Mazzara nel 1701-2, un Diego, barone di Campobianco, fu senatore in
Palermo negli anni 1716-17, 1729-30; un Girolamo acquistò nel 1736 il
titolo di duca di Gallizia che, con privilegio dato in Napoli a 14
settembre 1771 esecutoriato in Palermo a 1 giugno 1772, venne commutato
in quello di duca di Torrefranca a favore di Cesare Sansone Milo Carafa
e Burgio; un Mario fu giurato in Salemi nell’anno 1741-42; un Giovanni
tenne la stessa carica in Mazzara nel 1746-47; un Nicolò fu
proconservatore in detta città nel 1746-1770 e nel 1765-66 lo troviamo
tra i nobili da squittinarsi in Mazzara; un Stefano fu tenente
colonnello di fanteria nel 1759 e castellano del Molo di Palermo nel
1764; un Vincenzo Sansone e Eredia fu prefetto in Mazzara nel 1787-88;
un Francesco Sansone e Eredia fu capitano di giustizia in detta città
nel 1793-94; un Cesare a 4 giugno 1807 ottenne investitura del titolo di
duca di Torrefranca, titolo che, con real rescritto del 9 ottobre 1858,
venne riconosciuto in persona di Francesco Sansone Fileccia, e con il
quale troviamo oggi iscritto, nell’elenco ufficiale definitivo delle
famiglie nobili e titolate della regione siciliana, il signor Cesare
Sansone, di Girolamo.
Arma: d’azzurro, al leone d’oro, in
atto di abbrancare, onde sollevar da terra, una colonna dello stesso.
Si vuole che questa antica famiglia
abbia assunto il cognome Santacolomba per il possesso di una viscontea
di tale nome in Catalogna. Venne in Sicilia al seguito dei Martini. Un
Francesco Giovanni, regio cavaliere e regio algozirio, nel 1401 fu
capitano di Malta e Gozzo; un Arnaldo de Santa Colomba, detto Columat o
Incolmat, fu capitano delle genti d’armi di Sicilia, possedette il feudo
di Bonvicino o Silvestro, a 21 agosto 1408 ottenne concessione della
terra e castello d’Isnello, fu capitano di giustizia in Palermo negli
anni 1425-26-27, ecc.; un Martixa (sic) fu castellano di Caltagirone nel
1433; un Arnaldo Guglielmo possedette nel principio del XVI secolo i
feudi Bosco e Savoca;
un Arnaldo, con privilegio dato a 15 febbraro esecutoriato a 21 maggio
1625, ottenne il titolo di conte d’Isnello;
un Lucio con privilegio dato a 20 marzo esecutoriato a 21 maggio 1671,
ottenne la concessione del titolo di marchese.
Arma: d’azzurro, a tre colombi
d’argento, posti 1 e 2, il primo tenente col becco un ramoscello d’olivo
verde.
Il Galluppi vuole che sia stata originaria
di Napoli, che abbia goduto nobiltà in Messina nel secolo XVII e che sia
stata decorata della baronia della Decima. Un Antonio, da Messina, nel 1404
veniva nominato serviente del campo delle vettovaglie di detta città; un
Guglielmo era notaro nel 1500; un Girolamo, con privilegio dato a 8 luglio
esecutoriato a 15 ottobre 1528, ottenne la concessione del titolo di Don; un
Giuseppe fu senatore di Messina negli anni 1692-93, 1698-99; un altro
Giuseppe fu giudice pretoriano in Palermo nel 1757-58 e del tribunale del
Concistoro negli anni 1765 e 1766-67.
Arma: d’azzurro, alla mezza croce scorciata
d’oro, e mezzo giglio dello stesso, accollati, accompagnati nella punta da
un crecente montante d’argento, sormontato dal lambello di quattro gocce di
rosso.
Un Matteo Sancio de Santa Fimia fu
castellano di Capo d’Orlando e ottenne da re Martino il diritto di grano uno
sul porto di Sciacca; un Vincenzo, dottore in leggi, fu giudice della regia
dogana e della corte pretoriana di Palermo negli anni 1691 e 1692-93.
La si vuole originaria di Napoli, godette
nobiltà in Messina nei secoli XV e XVI. Un messer Paolo è ascritto alla
mastra nobile del Mollica (lista XII, anno 1598); un Girolamo fu
proconservatore in Catania nel 1632; un Benedetto, con privilegio dato a 1
febbraio esecutoriato a 26 agosto 1678, ottenne la concessione del titolo di
duca; un Innocenzo, con privilegio dato a 5 maggio 1700, ottenne concessione
del titolo di barone di Manganelli; un Rosario fu giudice criminale in
Carlentini nell’anno 1746-47 e capitano di giustizia della stessa città nel
1755-5
2d81
6.
Con privilegio dato a San Lorenzo il 3
gennaio 1574 esecutoriato in Messina a 9 giugno dello stesso anno
Girolamo e Agostino de Santamaura ottennero la concessione dei titoli di
regio cavaliere e nobile col Don ed ebbero il riconoscimento e
l’accrescimento dello stemma gentilizio.
Arma: troncato: nel 1° d’oro ad un
fascio di spighe di verde; nel 2° mareggiato d’argento e d’azzurro alla
galera d’oro, sostenente un leone al naturale, linguato e armato di
rosso.
Godette nobiltà in Augusta, in Catania
e in Palermo; possedette i feudi La foresta della porta di Randazzo e
Gattaino, Frascino e Brieni, ecc. Un Giacomo fu senatore in Catania nel
1452-53 e patrizio nel 1464-65; un Blasco fu senatore in detta città nel
1475-76; un Arrigo tenne la stessa carica in Catania nel 1527-28; un
Francesco la tenne negli anni 1552-53, 1560-61, 1563-64, 1573-74; una
Violante Santangelo e Accomando, da Palermo, con privilegio dato a 28
febbraro 1621, ottenne per sè e suoi il titolo di Don; un Francesco
Antonio di Giuseppe, con privilegio dato a 6 ottobre 1750, ottenne la
concessione del titolo di barone e, a 30 settembre 1769, ottenne
attestato di nobiltà dal senato di Palermo; un Lucio fu capitano di
giustizia in Augusta negli anni 1794-95, 1800-801.
Arma: d’azzurro, all’albero d’oro,
accompagnato ai lati da due crocette dello stesso e la fascia cucita di
rosso attraversante.
Si vuole originaria di Spagna, passata in
Sicilia nel XIII secolo; godette nobiltà in Caltagirone, Messina, ecc.;
possedette il principato di Butera, il marchesato di Licodia, le baronie di
Alia, Belmonte, Biviere di Lentini, Bracaleci, Falconara, Licodia,
Mangaliviti, Mendola e Torretta, Occhialà, Palazzolo, Radali, ecc. ecc. Un
Ugo, con privilegio dato in Licata a 25 febbraro 1393, ebbe da re Martino
concesso la terra e castello di Licodia che, per la di lui morte senza
figli, venne dallo stesso re concesso al fratello Calcerando, regio
camerlengo, con privilegio dato a 11 maggio 1399; un Nicolò fu giurato in
Caltagirone nel 1436-37; un Antonio tenne la stessa carica in detta città
nel 1484-85; un Raimondo, barone di Licodia e di Butera, fu presidente e
capitan generale del Regno negli anni 1485, 1488; un Ugo, con privilegio
dato a 18 gennaio esecutoriato a 18 aprile 1510, ottenne la concessione del
titolo di marchese di Licodia; un Ponzio, marchese di Licodia, ecc., fu
deputato del regno nel 1522, strategoto di Messina nel 1529-30, presidente e
capitan generale del Regno negli anni 1516, 1540; un Antonio fu pretore di
Palermo negli anni 1524-25; 1529-30; un Ambrogio, marchese di Licodia, fu
strategoto di Messina negli anni 1541-42 e 1544-45, deputato, maestro
giustiziere, capitan generale e presidente del Regno nel 1546-47, cavaliere
dell’ordine del Toson d’oro, ecc. e, con privilegio dato a 21 agosto 1563
esecutoriato a 4 aprile 1564, ottenne la concessione del titolo di principe
di Butera; un Francesco, principe di Butera, ecc. fu cavaliere del Toson
d’oro, strategoto di Messina nel 1567 ecc.
Nobile famiglia messinese. Un Giacomo fu
senatore di Messina negli anni 1708-9, 1710-11; un Giovan Battista fu
rettore nobile delle Verginelle in detta città nel 1768-69; un Pasquale del
fu Giovan Battista è annotato nella mastra nobile di Messina del 1798-1807 e
fu rettore nobile degli Spersi nel 1775-76 e senatore nel 1799-800.
Arma: d’azzurro, a tre teste di carnagione,
crinite di nero, coronate d’argento, ordinate 2 e 1; al giglio d’oro posto
nel cuore.
Godette nobiltà in Messina e Palermo.
Un Silvestro fu giudice delle appellazioni in Messina nel 1683 e giudice
pretoriano in Palermo nel 1690-91; un Ignazio fu giudice pretoriano in
detta città nel 1714-15, del tribunale del Concistoro nell’anno 1731-32,
ecc.; un Alvaro Santocanale e Platamone a 2 luglio 1749 ottenne
infeudazione di Celsa Reale, di cui, a 10 agosto 1756, ottenne
investitura Ignazio Santocanale e Scammacca, figlio di detto Alvaro.
Arma: d’azzurro, alla fascia cucita di
rosso, accompagnata nel capo da tre stelle d’oro, ordinate in fascia e
nella punta da un mare fluttuoso d’argento.