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Dott.
A. Mango di Casalgerardo
NOBILIARIO
DI SICILIA
da
Riccardi a Risignano
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Riccardi
o
Ricciardi.
Si vuole originaria di Firenze, nobile in Messina dal sec. XV e decorata
della baronia di Mazzacallar.
Arma: troncato, innestato, merlato di rosso e d’oro di sei pezzi.
Alias:
d’azzurro, alla chiave d’oro posta in palo.
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Riccio
o
Rizzo.
– Si vuole che sia originaria di Napoli, godette nobiltà in Messina dal secolo XII al XVII, in Trapani , ecc. Possedette la contea
del Piano; le baronie dell’Ancoraggio di Messina, Sant’Anna, Arcodaci,
Cugno del Bosco, Glimesi o Fontana del piano, Milici nella pianura di
Milazzo, Miri, Montagna di Marzo,
la gabella della statera di Messina,
la gabella della pescaria di Trapani,
ecc. ecc. Un Giovanni fu castellano del real palazzo di Messina nel
1398, possedette metà di Comiso o Fontana Fredda
e forse egli stesso fu capitano di giustizia in Trapani nel 1435-36 e
senatore in detta città nel 1439-40; un notar Michele fu capitano di
giustizia in Calatafimi nel 1403;
un Emanuele fu cavaliere dell’ordine di Malta nel 1434; un Isso fu
senatore in Trapani nel 1473-74 e capitano di giustizia in detta città
nel 1474-75; un Andrea, regio cavaliere, fu senatore in Trapani negli
anni 1503-4, 1521-22; un Antonino fu secreto di Messina, deputato del
regno nel 1522; un Giacomo fu capitano di giustizia in Trapani negli
anni 1527-28, 1531-32, 1540-41, 1545-46;
un Girolamo fu capitano di giustizia in Caltagirone nell’anno 1535-36 e
forse egli stesso fu quel Girolamo che, con privilegio dato a 13 aprile
esecutoriato a 21 settembre 1540, ottenne la concessione del titolo di
regio cavaliere e la conferma e l’accrescimento delle armi gentilizie;
un Bernardo fu capitano in Caltagirone nell’anno 1541-42; un Giovan
Antonio fu capitano di giustizia in Trapani negli anni 1547-48, 1559-60,
1565-66 e senatore nella stessa città nel 1553-54; un Giovan Andrea fu
capitano di giustizia in Trapani negli anni 1554-55, 1564-65 e tale
carica tenne in detta città un Francesco nel 1557-58; un Visconte fu
senatore in Messina negli anni 1587-88, 1592-93 ed egli stesso è
annotato nella mastra nobile del Mollica; un messer Girolamo è annotato
nella stessa mastra; un Girolamo del fu Nicolò fu senatore in Trapani
negli anni 1615-16, 1617-18, 1624-25, 1627-28; un Pietro Giuseppe fu
senatore in Trapani nel 1660-61; un Placido, barone di Sant’Anna, fu
capitano di giustizia in Trapani negli anni 1670-71, 1671-72; un
Alberto, barone di Sant’Anna, tenne la stessa carica in detta città
nell’anno 1702-3; un Nicolò Gaspare, con privilegio del 27 aprile 1709,
ottenne concessione del titolo di barone di San Gioacchino; un Girolamo
fu capitano di giustizia in Trapani nel 1712-13; un Placido , barone di
S. Gioacchino, tenne la stessa carica in detta città nell’anno 1736-37;
e tale carica tennero un Giuseppe Riccio e Caro nel 1743-44; un Giacomo
nel 1748-49 e un Alberto Ambrogio Riccio e Di Vincenzo nell’anno
1753-54; un Giovanni Antonio nel 1759 faceva parte della nobiltà di
Marsala; un Placido Riccio e Calamarà, barone di San Gioacchino, fu
capitano di giustizia in Trapani nell’anno 1801-2 ed egli stesso, a 10
settembre 1816, ottenne parere favorevole del Protonotaro del Regno per
ammissione ai reali baciamani. Con Regie Lettere Patenti del 17
settembre 1900 il signor Bartolomeo Riccio di Placido, ottenne
riconoscimento del titolo di barone della Salina di Reda e con decreto
ministeriale del 6 dicembre 1900 dei titoli di conte del Piano, barone
di San Gioacchino, signore della salina di Reda e signore della gabella
della pescaria di Trapani.
Arma: troncato d’argento al riccio (porcospino) al naturale; e d’argento
a tre fascie di nero contro innestate.
Alias:
contro vaiato d’oro e d’azzurro; al capo d’oro, carico di un’istrice
(riccio) al naturale, il capo abbassato sotto un capo cucito d’oro,
caricato da un’aquila di nero, coronata, armata e membrata del campo.
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Riccioli.
Godette nobiltà in Trapani e in Catania. Un Tuccio, catanese, ottenne da
re Martino concessione di grano uno e mezzo sopra le tratte del porto di
Bruca; un Isso (?) fu capitano di giustizia in Trapani nel 1407-8; un
Antonio fu senatore in detta città nell’anno 1487-88; un Andrea, barone
di Favignana, tenne la stessa carica negli anni 1488-89, 1506-7; un
Giovan Nicola, da Catania, con privilegio del 17 maggio 1507, ottenne il
titolo di regio cavaliere; un Francesco, barone di Favignana, fu
capitano di giustizia in Trapani nell’anno 1543-44; un Francesco (lo
stesso del precedente?) fu giudice del tribunale della Gran Corte Civile
negli anni 1575-76-77; un Antonio, come marito di Silvia Scala Sessa e
Marchesana, fu barone dell’Ufficio di maestro notaro della corte
capitaniale di Catania nel 1670; un Francesco fu barone di Nanfizia
(come marito di Domenica Inguanti) e nel 1676-77 occupò la carica di
senatore in Catania; un Francesco Maria fu proconservatore in Catania
nel 1694 e forse egli stesso dovette essere quel Francesco annotato
nella mastra nobile di Catania del 16 gennaio 1696 tra i nobili e che
tenne nell’anno 1702-3, la carica di tesoriere in detta città; un
Ascanio, barone di Bagnara, è annotato nella mastra nobile di Catania
del 16 gennaio 1696 tra i feudatari e regi cavalieri e forse dovette
essere quello stesso Ascanio che, nel 1733-34, tenne la carica di
capitano di giustizia in Catania e, nel 1740, quella di senatore; un
Ascanio Riccioli e Di Lorenzo a 6 maggio 1747 ottenne investitura del
titolo di barone di Benvini; un Francesco Saverio Riccioli e Gioeni,
figlio del precedente, fu senatore in Catania nel 1798-99, 1804-5 e a 1
maggio 1804 ottenne investitura del titolo di barone di Benvini, titolo,
che, con decreto ministeriale del 10 dicembre 1899, è stato riconosciuto
in persona della signora Maria Benedetta Riccioli, di Ascanio, di
Saverio.
Arma: controvaiato d’oro e d’azzurro al capo d’oro, carico di un’istrice
(riccio) al naturale, il capo abbassato sotto un capo cucito d’oro,
caricato da un’aquila di nero coronata, armata e membrata del campo.
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Ridolfo.
– Un Filippo, con privilegio del primo luglio 1638, ottenne il titolo
di barone di San Calogero; un Gaspare fu giudice pretoriano in Palermo
nel 1759, del tribunale del Concistoro negli anni 1769-70-71.
Arma: d’azzurro, al monte di sei cime d’oro, alla banda di rosso
attraversante, accompagnata in capo da una corona d’oro, dalla quale
escono due rami di palma di verde passati in decusse.
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Riera
o
Rivera
(vedi).
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Riggio
o
Reggio
(vedi).
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Rigoles.
Godette nobiltà in Messina, trovando un Pietro ascritto alla mastra nobile
del Mollica, e possedette i feudi Lando e Pirago.
Arma:
?
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Rimbao, Rombao
o
Rumbao
(vedi).
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Rinaldi
o
Rinaldo.
Si vuole originaria di Firenze. Un Nicolò a 3 novembre 1494 ottenne
conferma e nuova investitura del feudo Vanella; un Francesco fu senatore
in Palermo negli anni 1526-27, 1550-51; un Vito Santo, che non sappiamo
se sia appartenuto a questa stessa famiglia, a 20 gennaio 1808 ottenne
infeudazione del molino di Timpalonga, di cui venne investito a 5
febbraio 1808.
Arma: d’oro, al leone di rosso, alla banda d’argento attraversante sul
tutto.
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Rincon de Astorga.
Si vuole originaria di Spagna, godette nobiltà in Palermo e possedette i
feudi Ogliastro, Mortellitti, ecc. Un Francesco Rincon de Astorga,
barone dell’Ogliastro fu senatore in Palermo nel 1705-6 e tale carica
tenne, nell’anno 1717-18, un barone Emanuele, che fu egregio musicista.
Arma: ?
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Rinzivillo.
Un
Ippolito, da Ragusa, a 25 settembre 1811 ottenne infeudazione di salme venti
di terra con cinque giorni e cinque notti di acqua del fiume Passileto, in
contrada dell’Imperatore e Chiusa di Ricciardo e Petraro.
Arma:
?
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Riolo.
Troviamo questa famiglia in Randazzo, Milazzo, ecc. Un Giovan Pietro,
dottore in leggi, fu consultore del revisore dei conti del tribunale del R.
Patrimonio nell’anno 1548; un Giovanni fu giudice criminale in
Randazzo nel 1799-1800, anno in cui un dottor Antonino teneva la carica di
giudice delle appellazioni in Milazzo, nella quale città nel 1802-3 fu
giudice criminale.
Arma:
partito: nel 1° d’azzurro, a tre stelle d’oro, 1 e 2; nel 2° d’azzurro, al
leone d’oro; il partito sostenuto dalla campagna mareggiata d’argento e di
nero, col pesce d’argento, nuotante.
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Riolo di Naro.
Non sappiamo se abbia alcuna relazione con la precedente.
Con decreto ministeriale del 28 dicembre 1901 il Signor Vincenzo Riolo,
ex deputato al Parlamento, oggi senatore del Regno, ecc. come marito
della nobile Maria Raffaella Riccio, venne autorizzato ad assumere i
titoli di conte del Piano, barone di S. Gioacchino, barone e signore
della salina di Reda, signore della gabella della pescheria di Trapani.
Arma: d’azzurro, alla colonna d’argento, fondata sulla campagna di nero,
accompagnata, a destra, da tre stelle di sei raggi d’oro, male ordinate;
a sinistra da un leone d’oro, linguato di rosso, col sole di rosso,
cucito, orizzontale a destra.
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Risignano
o
Resignano
(vedi).
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