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Rampolla.
Si
vuole che sia originaria di Pisa, dello stesso stipite dei Roncioni, e che
sia stata portata in Sicilia nella fine del secolo XIV. Godette nobiltà in
Messina nel secolo XV e in Polizzi; passo all’ordine di Malta sin dal 1428
in persona di un Girolamo. Sono degni di nota un fra Angelico generale
dell’ordine di San Giovanni di Dio o Fate Bene Fratelli nel 1639; un
Vincenzo capitano di giustizia in Polizzi nel 1645-46; un Antonio
proconservatore in detta città nel 1698, giurato nell’anno 1701-2 e primo
conte del Tindaro in sua famiglia; un Mariano, conte del Tindaro per
investitura del 3 agosto 1743, proconservatore in Polizzi nel 1729, capitano
di giustizia nel 1744-45; un Gandolfo giurato in Polizzi nel 1798-99; un
Mariano, capitano di giustizia in detta città negli anni 1794-95, 1799-1800,
investito del titolo di conte del Tindaro a 17 dicembre 1805; un altro
Mariano, creato a 14 marzo 1887 cardinale di S. R. C. del titolo di Santa
Cecilia, già segretario di Stato di S.S. Leone XIII, prefetto della S.
Congregazione Lauretana, arciprete della patriarcale Basilica Vaticana, ecc.
Arma:
d’azzurro, al bastone gigliato d’oro, sostenuto da due leoni coronati dello
stesso contra-rampanti e affrontati.
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Randisi.
Godette nobiltà in Catania . Un Nitto fu senatore in Catania nell’anno
1444-45; un Guglielmo Raimondo, barone di Armicci per investitura del 24
novembre 1461, fu senatore in Catania negli anni 1480-81, 1492-93, 1497-98,
1501-2, 1505-6 e 1515-16, patrizio in detta città negli anni 1507-8,
1514-15, 1521-22, capitano di giustizia negli anni 1504-5, 1517-18, con
privilegio del 17 agosto 1515 ottenne il titolo di regio cavaliere e comprò
da casa Paternò il feudo Milioto.
Arma:?
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Rapisarda.
– Un Giuseppe, del fu Matteo da Santa Lucia di Catania, con privilegio
del 26 marzo 1776, ottenne concessione del titolo di barone di Sant’Antonio;
un Giuseppe-Benedetto e un Salvatore, dottore in medicina, furono
giurati in Santa Lucia di Catania nel 1812-13. Con decreto ministeriale
del 7 giugno 1900 il signor Matteo Rapisarda (di Gaspare, di Matteo),
nato in Catania a 23 giugno 1845, ottenne riconoscimento del titolo di
barone di Sant’Antonio.
Arma: d’argento, all’albero nodrito sulla pianura erbosa verso destra;
sinistrato da un leone coronato, armato di mazza, il tutto al naturale.
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Rau
o
Rao.
Godette nobiltà in Messina, Palermo, Noto, ecc., possedette il
principato di Cuba, i marchesati di Caggi e Mongiuffi, Ferla; le baronie
di Capopassero, Castrorao, Ferla, San Filippo, Foresta di Taormina,
Gallina, Girgia, Sahuna, ecc. ecc. Un Giacomo da Caltabellotta,
giurisperito, avvocato fiscale, ottenne dai Martini concessione del
feudo Sahuna; un Giovan Francesco fu giudice straticoziale di Messina
negli anni 1572-73, 1575-76, 1577-78, della Gran Corte Civile negli anni
1573-74-75, 1579-80-81, presidente del tribunale del Real Patrimonio,
avvocato fiscale della Gran Corte e poi presidente dello stesso
tribunale, luogotenente di maestro giustiziere nel 1594, deputato del
regno negli anni 1594, 1597, 1603, 1609; un Giuseppe, figlio del
precedente, sposò Anna Requesens prima marchesa della Ferla; un Marco
Antonio, dottore, in leggi fu proconservatore in Taormina nel 1579 e
acquistò il feudo Foresta di Taormina; un Vincenzo fu giudice
straticoziale in Messina nel 1607-8, acquistò i feudi Girgia, Graniti e
Mangiavacchi ed ebbe infeudazione del territorio di San Filippo o
Castrorao che ottenne di popolare; un Simone Rau e Requesens fu regio
cappellano, vescovo di Patti e deputato del regno nell’anno 1639; un
Vincenzo Rao e Torres fu senatore in Palermo negli anni 1726-27-28,
maestro portulano interino del regno, e, con privilegio dato a 26 aprile
esecutoriato a 26 maggio 1730, ottenne il titolo di principe; un Carlo
fu senatore in Palermo nel 1732-33 e, come marito di Maria Bellia,
ottenne a 11 febbraio 1747 investitura di Capopassero: un Simone,
marchese della Ferla, fu capitano di giustizia in Noto negli anni
1742-43, 1745-46; un Emanuele fu parroco di Santa Maria di Monserrato al
Borgo di Palermo nel 1756, abbate di Santa Lucia di Milazzo, cappellano
maggiore del regno nel 1771; un Pietro fu senatore di Palermo negli anni
1764-65, 1768-69, governatore della Tavola negli anni 1766, 1769-70-71,
del Monte di Pietà nel 1770, del seminario dei nobili nel 1772; un
Francesco, marchese della Ferla, fu patrizio in Noto nell’anno 1787-88;
un Simone Rau e Arezzo a 9 marzo 1795 ottenne investitura dei titoli di
marchese della Ferla, barone di Bufalefi, barone di Gallina e fu
tesoriere in Noto nel 1801-2; un Mario del fu Francesco e un Francesco
Rao Corvaia; di Mario, marchese di Mongiuffi sono notati nella mastra
nobile di Messina del 1798-1807. Con real rescritto del 18 marzo 1846
venne riconosciuto il titolo di marchese di Ferla al signor Simone Rau
ed oggi, nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili titolate
della regione siciliana, troviamo annotato il signor Giuseppe Rau (di
Simone, di Giu-seppe) con il figlio Simone, con i titoli di marchese
della Ferla, barone di Gallina, barone di Bufalefi.
Arma: d’azzurro, alla fenice sorante d’argento sopra la sua immortalità
di rosso, guardante il sole d’oro, orizzontale a destra.
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