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Dott.
A. Mango di Casalgerardo
NOBILIARIO
DI SICILIA
da
Lentini a Libertini
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Lentini
o
Lentini-San Basilio.
Nobile famiglia che si vuole d’origine normanna e che, secondo il
Galluppi, godette nobiltà in Messina dal secolo X al secolo XVI. Un
Alaimo e un Lanfranco Lentini o San Basile ottennero nel 1101 la
concessione della terra di Militello; un Giovanni fu maestro della regia
dogana de secretis di Messina nel 1200; Alaimo, discendente dai
precedenti, per i servizi prestati alla casa d’Aragona in occasione dei
celebri “Vespri Siciliani” ottenne dal re Pietro la signoria di Butera,
le terre di Palazzolo e di Buccheri e, per la moglie Macalda Scaletta,
possedette la terra di Ficarra. Fu egli governatore di Messina, maestro
giustiziere del regno di Sicilia, ecc. e infine tradì la fede del re
Aragonese e passò al partito degli Angioini ma pagò il tradimento con la
vita; un Tommaso, possedette la terra di Castelvetrano; un Antonio
possedette i feudi di Cucco e San Basile, feudi che trasmise al figlio
Lanfranco, che fu padre di Giacomo, il quale ne ottenne conferma a 31
luglio 1453 e fu senatore di Catania nell’anno 1468-69; un Sebastiano fu
giudice straticoziale di Messina nel 1558-59; un Anton Giacomo lo
vediamo ascritto alla mastra nobile del Mollica; un Mario ottenne a 26
agosto 1665 investitura del feudo di Nicchiara; una Laura-Maria Lentini
e San Basile fu duchessa della Montagna Reale e principessa di Patti,
1681.
Arma: di rosso, a cinque fusi d’oro, accollati in banda, accompagnati in
capo, da un giglio di giardino dello stesso.
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Leo (di).
La si vuole originaria di Spagna, godette nobiltà in Messina ed in
Palermo. Nella mastra nobile del Mollica vediamo annotato un messer
Francesco di Leo; un Domenico, al dir del Minutolo, fu nobile in Palermo
e barone della Scala; un Antonino, da Palermo, con privilegio dato a 25
novembre 1564 esecutoriato a 11 settembre 1565, ottenne il titolo di
regio cavaliere.
Arma: d’argento, al leone di rosso, tenente con la zampa anteriore
destra una mezza ruota dello stesso.
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Leocata
o
Licata
(vedi).
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Leofante
o
Leonfante.
Si vuole nobile in Napoli ed in Sicilia sin dai tempi normanni.
Possedette i feudi Verdura, Giardinello, metà di Bertolino e mezzo
Catuso, Garrasia ecc. Un Nicolò, fu castellano di Castrogiovanni nel
1448; un Archimbao, nel 1473 era uno dei maestri razionali del regno e
capitano di giustizia di Palermo; un altro Nicolò, milite, fu pretore di
Palermo negli anni 1475, 1478-79, 1483-84-85; un Protesilao, milite, fu
giurato di Palermo 1477-78, castellano di Castrogiovanni 1486 e pretore
di Palermo nel 1488-89; un Flaminio fu senatore di Palermo nel 1510-11,
e tale carica tennero un Claudio nel 1515-16 e un Protesilao nel
1563-64; un Antonino fu capitano di Mazzara nel 1556-57 e con tale
carica troviamo un Costantino nel 1644-45; un Mariano fu senatore di
Palermo negli anni 1645-46 e 1648-49 e capitano di giustizia di detta
città negli anni 1649-50, 1658-59; un Giovanni Leofante Graffeo e
Ventimiglia, con privilegio dato a 13 settembre 1664 esecutoriato a 27
gennaio 1665, ottenne il titolo di duca di Verdura. Questa famiglia
passò all’ordine di Malta come quarto di altra famiglia sin dal 1589
nella persona di Ottavio Sabbia.
Arma: d’oro, all’elefante di rosso, posto sulla campagna al naturale.
Alias:
d’argento, all’elefante di rosso.
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Leonardi
o
Leonardis (de).
Di questa famiglia, passata nelle Reali guardie del Corpo come quarto di
altra famiglia nel 1843, notiamo un Tommaso, dottore in leggi, economo
generale per la esazione dei donativi dovuti dal braccio ecclesiastico,
morto nell’anno 1662 ed un Giuseppe, che tenne la carica di acatapano
nobile in Acireale nel 1758-59.
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Leone.
Nobile famiglia di Palermo. Un Filippo, palermitano, a 22 dicembre 1282 fu
nominato da re Pietro notaro degli atti della baiulazione di Palermo; un
Sancio fu armigero nel 1398; un Lopez fu castellano di Naro nel 1401; un
Luigi de Leon y Cueva, colonnello di fanteria, fu senatore di Palermo dal 6
maggio 1719 a tutto il 1719-20 e nel 1725-26; un Giuseppe fu giudice
pretoriano di Palermo nel 1738-39; un Paolo tenne la stessa carica nel
1764-65, fu giudice del Concistoro negli anni 1777-78-79; della Gran Corte
Criminale nel 1787, della Gran Corte Civile nel 1790; avvocato fiscale del
Real Patrimonio nel 1796, e della Gran Corte nel 1797, maestro razionale
giurisperito del Real Patrimonio nel 1799; un Giuseppe fu presidente del
Concistoro nel 1771; un Gaspare fu giudice pretoriano di Palermo nel
1779-80; giudice del Concistoro negli anni 1795-96-97; della Gran Corte
nell’anno 1802-3; della Gran Corte Criminale nel 1808-9; uditore generale
delle genti di guerra per diploma dato a 26 luglio esecutoriato a 14 ottobre
1810 e, a 30 novembre 1811, ottenne gli onori e il grado di maestro
razionale del Tribunale del Real Patrimonio.
Arma:
d’oro, al leone di nero.
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Leontini
o
Lentini
(vedi).
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Lercaro.
Originaria di Genova. Un David, conte Palatino, fu maestro portulano del
regno di Sicilia 1403; un Leone, come marito di Elisabetta Ventimiglia,
possedette i feudi di Friddigrandi e Faverchi poi Lercara; un Azzolino fu
giudice pretoriano di Palermo negli anni 1584-85 e 1591-92 e giudice della
Gran Corte Criminale del Regno negli anni 1599-1600-1601; un Ido fu senatore
di Palermo negli anni 1609-10, 1613-14 e 1620-21, governatore della nobile
compagnia dei Bianchi in Palermo 1626-27 e, con privilegio dato a 14
settembre 1625 esecutoriato a 24 aprile 1626, ottenne il titolo di conte di
S. Carlo.
Arma:
d’oro, a tre fasce di rosso.
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Letizia.
Nobile famiglia d
20ba
i
Capua. Un Giuseppe acquistò il titolo di marchese di Mompilieri, del
quale ottenne investitura a 10 gennaio 1766.
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Leto.
Godette nobiltà in Polizzi. Possedette le baronie di Cammisini e lo Piro,
Capodarso, Gasba, Passanitello, Priolo ecc. Un Benedetto, barone di
Passanitello, con privilegio dato a 26 giugno 1607 esecutoriato a 5
settembre 1608, ottenne il titolo di Don; un Gandolfo-Candido Leto fu
proconservatore in Polizzi nel 1772; altro Gandolfo, barone di Cammisini,
tenne la stessa carica nel 1786-1804.
Arma: di rosso, alla fonte d’argento, e la grù al naturale su di essa in
atto di bere.
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Leva
(de).
Nobile famiglia di Modica, della quale notiamo un Silvestre, insignito con
privilegio del 4 aprile 1705 del titolo di barone di Leonfante ed un
Filippo, insignito con privilegio del 20 giugno 1709 del titolo di barone di
S. Cataldo ed Inferno; con i quali titolo vediamo oggi iscritto nell’elenco
ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione
siciliana il signor Gioacchino de Leva (di Raffaele, di Filippo) padre di
Filippo e Maria-Concetta.
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Levante
o
Levanto.
La si
vuole originaria di Genova, passata in Sicilia nel secolo XVI. Godette
nobiltà in Messina, e un Battista lo troviamo ascritto alla mastra nobile
del Mollica, anno 1590. Un Tommaso Levante e Spatafora, che si vuole dello
stesso stipite genovese, con privilegio dato in Madrid a 26 settembre 1663
esecutoriato in Messina a 18 febbraio 1664, ottenne la concessione del
titolo di regio cavaliere, titolo con il quale sono stati iscritti
nell’elenco definitivo delle famiglie nobili e titolate siciliane i fratelli
Tommaso, Mario, Giuseppe e Alessandro Levante Sabatini.
Arma: d’azzurro, alla
quercia al naturale, nodrita sovra un terreno dello stesso, attraversata sul
tronco da un liocorno d’argento, passante sul terreno.
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Liages
o
Ages
(vedi).
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Libertini.
Niccolò Gaetano Platamone donò a 7 agosto 1844 a Giuseppe Libertini il
titolo di barone di S. Marco lo Vecchio.
Sua Maestà il Re, con decreto di motu proprio del 26 dicembre
1901 susseguito da RR. LL. PP. del 3 agosto 1903, concesse il detto
titolo a Gesualdo Libertini, di Giuseppe Ascenso, di Gesualdo con la
trasmissibilità ai discendenti legittimi e naturali, maschi da maschi,
in linea e per ordine di primogenitura, qual discendente di Giuseppe
Libertini, morto in Caltagirone il 9 dicembre 1875.
Arma: di rosso, al leone rivoltato, posto a destra, affrontato da una
tenda di campo, uscente dal lembo sinistro, sostenuta da due lance, il
tutto sormontato da tre stelle di sei raggi ordinate in fascia d’oro.
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