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Dott.
A. Mango di Casalgerardo
NOBILIARIO
DI SICILIA
da
Lapis a Laurefice
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Lapis.
Questa famiglia, godette nobiltà in Messina nel secolo XVI, secondo il
Galluppi, e possedette il feudo di Pietre di S. Maria, i titoli di
barone di Carrozziero e di barone di Crittiva. Un Giuseppe, fu maestro
giurato del Val di Noto nel 1702.
Arma: d’azzurro,
all’albero sradicato al naturale, attraversato nel tronco da una trangla
scorciata d’oro, caricata dalla parola LAPIS di nero.
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La Placa
vedi Placa (La).
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La Porta
vedi Porta (La).
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Lardia
o
Lardea
(vedi).
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La Restia
vedi Restia (La).
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Larcan.
Questa famiglia possedette i feudi di Bonvicino, di S. Fratello, di Amorosa,
di S. Stefano, di Bissana, di Castelluccio ecc. Un Ogerotto (o Rugerotto) a
19 marzo 1400 ottenne la concessione della percezione delle gabelle delle
terre di S. Fratello, Mirto, Capri e Frazzanò; un Andreotta, barone di S.
Stefano, fu pretore di Palermo nel 1498-99; un Antonio-Giacomo, barone di S.
Fratello, fu stratigoto di Messina nel 1501-2. Forse un ramo di questa
famiglia passò in Capizzi ed in Troina. Un Antonio, fu proconservatore di
Capizzi nel 1680 e forse fu egli stesso quell’Antonino, che a 9 luglio 1701
ottenne privilegio di concessione del titolo di barone di Collabascia; un
altro Antonio fu proconservatore in Capizzi nel 1753, carica tenuta da un
Gregorio nell’anno 1785, da un barone Girolamo-Maria nel 1798, da un barone
Nicolò Larcan e Lanza nel 1809; un barone Nicolò fu giurato di Troina nel
1756, ed un Silvestre tenne, in detta città, la carica di capitano di
giustizia nel 1763-64.
Arma:
troncato alla fascia in divisa d’argento, nel 1° di rosso al castello, di
una torre merlata alla ghibellina d’argento, sinistrata nel capo da una
croce gigliata dello stesso; nel 2° fasciato d’azzurro e d’argento di sei
pezzi.
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Lardea
o
Lardia.
Un
Guglielmo fu maestro della Zecca della città di Messina sotto re Federico.
Arma: scaccato d’azzurro
e d’argento, alla bordatura del secondo
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Laredo (de).
Un
Tommaso-Antonio fu senatore di Palermo e conservatore del tribunale del Real
Patrimonio nel 1718; un Luca-Antonio fu senatore di Palermo negli anni
1735-36, 1738-39, segretario del tribunale della SS. Inquisizione,
conservatore del tribunale del Real Patrimonio ed ottenne, con privilegio
dato a 30 novembre esecutoriato a 26 dicembre 1757, il titolo di marchese. A
lui morto senza figli succedette il fratello Stefano, abate di S. Maria di
Mandanici, che ne ottenne investitura a 26 gennaio dell’anno 1787.
Arma:
d’azzurro, al castello a due torri d’oro, cimato su ciascuna torre da una
banderuola d’argento svolazzante a sinistra ed il leone del secondo sulla
porta del castello alla bordatura d’oro, caricata da otto crocette traverse
di nero.
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La Rocca
vedi Rocca (La).
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La Rosa
vedi Rosa (La).
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La
Scala
vedi
Scala (La).
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Lascari.
Questa famiglia si vuole originaria della Grecia. Godette nobiltà in Messina
nel secolo XV. Una Teresa, con privilegio dato a 2 febbraio 1688
esecutoriato a 25 maggio 1695, ottenne il titolo di principe; un’Angela
Lascari e Crisobolon, con privilegio dato a 2 febbraio 1688 esecutoriato a 7
marzo 1695, ottenne la concessione del titolo di duca di S. Nicolò; un
Giuseppe, qualificato marchese non sappiamo con qual diritto, fu senatore di
Palermo negli anni 1742-43, 1750-51-52.
Arma: d’oro, all’aquila
bicipite spiegata di nero, coronata dello stesso
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La Torre
vedi Torre (La).
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Laurefice
o
Lorefice
(vedi).
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