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Dott.
A. Mango di Casalgerardo
NOBILIARIO
DI SICILIA
da
Giorgianni a Giuffrè
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Giorgianni
vedi Costa Giorgianni.
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Giorgio (di)
o
Giorgi (di).
Di questa famiglia notiamo un Giovanni, capitano di giustizia di Marsala
nel 1594-95; un Antonio, consigliere della nobile compagnia della Pace
in Palermo nel 1595; un Giuseppe che, con privilegio dato a 12 luglio
1658, esecutoriato a 8 maggio 1659, ottenne per sé e suoi il titolo di
don; un Vincenzo, giudice della Corte straticoziale di Messina nel
1746-47 e del tribunale della Gran Corte, sala criminale, negli anni
1762-63-64; un Salesio, governatore del Monte di Pietà di Palermo nel
1763-64; un Gaetano, dottore in leggi, deputato delle nuove gabelle di
Palermo dal 1781 al 1794 e rettore dell’Ospedale di S. Bartolomeo della
stessa città dal 1777 al 1790.
Arma: di rosso, al leone d’oro, rivoltato.
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Giovanni (di).
Nobile famiglia, che si vuole originaria di Valenza e dello stesso
stipite dei Centelles. Possedette i principati di Castelbianco, di
Castrorao, di Trecastagne, di Ucria, le ducee di Pignara o Pino e di
Saponara, il marchesato di Sollazzo, le baronie di Cicera, Gatta,
Vescara, ecc.. Un Pietro, fu regio tesoriere nel 1283; un Palamede vestì
l’abito di Malta e fu gran priore di Pisa e Venezia, 1373; un Enrico fu
pure cavaliere di detto ordine, balì di Venosa e gran priore di Messina,
1462; un Francesco, un Mario, fu Filippo o Giovan Filippo, un Giulio
Cesare, un Gilotta, un Giacomo furono annotati nella mastra nobile del
Mollica; un Francesco fu senatore di Palermo negli anni 1559-60,
1564-65, 1569-70, 1573-74, 1579-80; un Placido, con privilegio dato a 6
novembre 1632 esecutoriato a 6 giugno 1633, ottenne il titolo di
principe di Castrorao; un Domenico, con privilegio dato a 15 febbraio
esecutoriato a 20 luglio 1641, ottenne il titolo di principe di
Trecastagne; un Gaspare fu senatore di Palermo nel 1668-69; un Vincenzo,
con privilegio dato a 2 ottobre 1682 esecutoriato a 29 gennaio 1685,
ottenne il titolo di duca di Saponara; un Ippolito, con privilegio dato
a 6 gennaro esecutoriato a 20 agosto 1685, ottenne il titolo di marchese
di San Calogero; un Palmerio, con privilegio dato a 1 marzo esecutoriato
a 17 giugno 1699, ottenne il titolo di marchese del Sollazzo; un
Vincenzo di Giovanni e Zappata, duca di Saponara, principe del S. R.
Impero, corriere maggiore del Regno, consigliere di Stato dell’imperator
Carlo V, acquistò il principato di Castelbianco e, per la moglie Flavia
Pagano, fu pure principe di Ucria; un Francesco fu senatore di Palermo
nel 1746-47; un Agostino Di Giovanni Prestigiovanni Arces, con
privilegio dell’8 febbraro 1753, ottenne il titolo di barone della
Grazia di Vallebella; un Francesco, da Messina, con privilegio dato a 1
ottobre 1759 esecutoriato a 26 gennaro 1760, ottenne il titolo di duca
della Pignara; un Tommaso fu giudice della Corte pretoriana di Palermo
nel 1778-79; un Andrea, commendatore dell’ordine di Malta, un Giovanni,
duca di Precacuore, un Letterio-Palmerio, marchese del Sollazzo, figli
del duca Francesco, sono ascritti alla mastra nobile di Messina del
1798-1807.
Arma: d’azzurro, a due leoni coronati contrarampanti d’oro, trattenenti
una spiga di frumento dello stesso, nodrita su una zolla al naturale.
Cimiero: l’aquila nascente coronata di nero.
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Giovenco.
Di questa famiglia notiamo un Antonio, dottore in leggi, proconservatore
in Caccamo 1706; un Francesco, giudice delle appellazioni in Palermo nel
1755-56 e della Corte pretoriana della stessa città nel 1756-57 ed un
Vincenzo senatore di detta città di Palermo negli anni 1739-40, 1758-59,
1761, 1766-67 e 1769-70.
Arma: ?
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Gipponieri
o
Cipponeri
(vedi).
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Girgentano (Lo).
Un
Matteo, da Caltagirone, con privilegio del 18 agosto 1549, ottenne il titolo
di regio cavaliere.
Arma:
?
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Girgenti
o
Agrigento.
Di
questa famiglia sono degni di nota un Alessandro, castellano di Valle di
Crati in gennaio 1220; un Enrico che è tra i cavalieri di Taormina nel 1283
ed un Michelangelo, giudice della Corte pretoriana di Palermo nel
1627-28-29, del tribunale della Gran Corte Civile del Regno nel 1635-36-37,
maestro razionale togato del tribunale del Real Patrimonio e presidente
dello stesso tribunale.
Arma:
troncato, nel 1° d’azzurro, al castello d’argento sormontato da tre torri;
nel 2° d’argento, a 3 fasce ondate d’azzurro.
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Girifalco.
Un
Tommaso, regio familiare e segretario dell’infante Ferdinando duca di
Calabria, con privilegio dell’8 luglio 1453, ottenne conferma del feudo di
Limina, come marito di Antonella, figlia di Niccolò de Parisio.
Arma:
d’azzurro, al girifalco d’oro, tenente con gli artigli un ramo d’ulivo del
suo colore.
Divisa: ALTA PETO.
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Girolamo (di)
o
Geronimo (di).
Godette nobiltà in Lentini ed in Mazzara, possedette i feudi di Sabuci,
li Muni o Limone, il salto di Balchino. Un Antonino, con privilegio dato
a 18 decembre 1624 esecutoriato a 30 giugno 1630, ottenne il titolo
di Don; un barone Biagio fu proconservatore in Lentini
1772-1778; un barone Gaetano tenne la stessa carica 1786-1802 ed egli
stesso nel 1789-90 tenne, in detta città, la carica di capitano di
giustizia; un barone Vincenzo, dottore in leggi, fu proconservatore in
Lentini, 1803. Un Francesco Di Girolamo e Marsiglia fu giurato nobile di
Mazzara nel 1794-95 e capitano di giustizia nel 1800-1801.
Arma: d’oro, alla croce traversa di nero.
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Gisino
o
Giusino
(vedi).
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Gismondi.
Famiglia che si vuole originaria dalla Savoja, portata, come pare, in
Palermo da un Giovan Battista nella seconda metà del secolo XVII. Un
Benedetto fu maestro razionale supernumerario togato del tribunale
del Real Patrimonio 1709; un Pietro, con privilegio dato a 3 maggio 1712,
ottenne il titolo di barone di Portaferrata, fu senatore di Palermo negli
anni 1713-14 e 1725-26; un Giovan Battista Gismondi e Texeira, barone di
Portaferrata, possedette pure il titolo di marchese di Camporeale; un
Michele fu senatore di Palermo nel 1768-69.
Arma:
troncato: nel 1° d’oro, alla rosa di rosso, fustata e fogliata di verde; nel
2° d’argento, al cuore di rosso, e la fascia d’azzurro, attraversante sulla
partizione.
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Gisulfo.
Originaria, come comunemente si crede, di Genova, godette nobiltà in Messina
nei secoli XVI e XVII, ed in Palermo. Fu illustrata, tra gli altri, in
Sicilia, da un Agostino, presidente del tribunale del Real Patrimonio e
reggente del supremo Consiglio di Spagna 1570; da un Paolo luogotenente del
Protonotaro del Regno di Sicilia 1594; da un Francesco Gisulfo e Osorio,
cappellano regio, abate di S. Maria di Gala 1643, arcimandrita di Messina
1647, vescovo di Cefalù 1650, presidente del Regno di Sicilia 1656 e vescovo
di Girgenti 1658; da un Giuseppe Gisulfo e Osorio, che tenne molte cariche
importanti e, con privilegio dato a 7 dicembre 1668 esecutoriato a 30 marzo
1669, venne decorato per sé e suoi del titolo di duca di Ossada; da un
Placido che vestì la toga senatoria di Palermo nel 1706-7, 1709-10, 1720-21;
da un Giovanni, senatore di detta città nel 1715-16; da un Giuseppe Gisulfo
e Platamone, ultimo duca di Ossada, governatore più volte della Compagnia di
Carità e del Monte di Pietà di Palermo; e da altri.
Arma:
d’azzurro, a tre fasce doppiomerlate d’oro, col capo d’argento, alla croce
di rosso.
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Giudice (del)
o
Lo Giudice.
Originaria di Napoli secondo alcuni autori, di Genova secondo altri;
godette nobiltà in Messina dal secolo XIII al XVII, in Palermo, in
Marsala ed altrove e possedette le baronie di Gualtieri e di Sollazzo,
la tonnara di Magasinazzi, ecc. Un Bartolomeo fu giudice di Messina nel
1256; un Giovanni, al dir del Minutolo, fu cavaliere e cameriere di Re
Alfonso e il figlio Antonio maestro razionale del regno; un Giovanni
Antonio, da Marsala, con privilegio dato a 6 febbraio 1535 esecutoriato
a 12 gennaro 1536, ottenne la concessione del titolo di regio cavaliere
e delle armi gentilizie; un Bernardo fu annotato nella mastra nobile del
Mollica; un Giovan Francesco fu senatore di Messina nel 1607 e nel 1619
e si vuole che sia stato uno dei fondatori dell’ordine militare della
Stella; un Vincenzo, con privilegio del 27 ottobre 1653 esecutoriato a
24 settembre 1659, ottenne la concessione del titolo di Don e di quello
di barone di S. Chiara; un Antonino fu giudice pretoriano di Palermo nel
1701, con privilegio dato a 18 luglio esecutoriato a 1 settembre 1704,
venne nominato giudice del tribunale del Concistoro e, con privilegio
del 24 novembre 1707, di quello della Gran Corte Civile.
Arma: inquartato di rosso e di nero, alla croce spinata d’argento,
attraversante sul tutto.
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Giuffrè
o
Giufredi.
Di questa famiglia notiamo un Fabio, che fu castellano di Termini e
padre di Agostino, castellano di Marsala; un Carlo, che fu senatore di
Palermo nell’anno 1663-64 e un Giovanni, uomo di costumi esemplari morto
in Palermo nel 1551, padre di Argisto, autore degli “Avvertimenti
Cristiani”. È passata all’ordine di Malta, come quarto di altra
famiglia, in persona di Carlo Reggio.
Arma: d’oro, a due pali d’azzurro, e la banda dello stesso,
attraversante sul tutto.
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