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Emanuele
o
Manuele.
Antichissima e nobilissima famiglia, che vanta di-scendere dalla real
casa di Castiglia. Possedette i marchesati di Torrealta e di Villabianca,
la contea di Belforte, le baronie di Burgio Millusio, Culcasi, Gan-zaria
e Reburdone, Granvilla, la gabella di pelo e merca, la gabella della
tintoria di Palermo, la baronia di Miserendino, quella di S. Margherita,
del Pantano, la salina di Villadimare, ecc. Il primo di cui si abbia
sicura notizia è un Rodolfo, milite, consigliere e familiare di re
Pietro I d’Aragona, che troviamo tra i cavalieri di Trapani nel 1283, fu
uno dei sei cavalieri nominati da detto re Pietro per scegliere il
giorno e il luogo del combattimento con re Carlo d’Angiò, fu, a 17
febbraio 1283, nominato giustiziere della valle di Girgenti e possedette
il feudo di Burgio Millusio ecc. Un Ruggero, milite, lo troviamo tra i
cavalieri di Trapani, 1283 ed un Giovanni è, nello stesso anno, tra i
cavalieri di Lentini e fu uno dei nobili che sborsarono denaro alla
regia corte. Oltre che in Trapani questa famiglia godette nobiltà in
Mazzara, Marsala, Salemi e Palermo, formando due rami distinti: i
marchesi di Villabianca ed i marchesi di Torrealta. Sarebbe troppo lungo
enumerare tutti i membri di detta famiglia, che, per le doti
dell’intelletto, per le cariche sostenute, meriterebbero speciale
menzione. Dobbiamo accontentarci, per l’economia del lavoro, farne una
rapida rassegna. Un Luigi (Ludovico), signore della Merca, fu pretore di
Palermo nel 1400-1; un Tommaso fu giurato di Salemi nel 1405-6; un
Giovan Luigi fu giurato di Palermo nel 1500-1; un Giovan Vito fu
capitano di giustizia di Marsala nel 1556; un Giovan Vincenzo fu
capitano di giustizia di Mazzara nel 1576-77; un Antonio, del fu Giovan
Vito, da Marsala, con privilegio del 7 febbraio 1622, ottenne per sé e
suoi il titolo di don; un Benedetto fu giudice pretoriano di Palermo nel
1636-37, dalla Gran Corte Criminale 1643, vicario generale del regno nel
1641 e 1645, prese parte attivissima contro Giuseppe D’Alessi e suoi
seguaci, uccise Mariano Rubiani uno dei principali ribelli, fu
governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1657 e, con privilegio
dato a 17 novembre 1655 esecutoriato a 23 luglio 1657, ottenne il titolo
di marchese di Villabianca; un Stefano (figlio del precedente) fu
giudice pretoriano di Palermo, 1688 e 1696, giudice del tribunale del
concistoro 1692, giudice della Gran Corte 1697, uditore generale delle
genti di guerra 1699, capo della giunta dei beni confiscati ai messinesi
ribelli e giudice privativo della Scala e Porto Franco di Messina
1703, maestro razionale giurisperito del tribunale del R. Patrimonio
1714, consultore del vicerè 1718; un Benedetto fu capitano di Mazzara
nel 1697-98; un Francesco Emanuele e Suares, marchese di Villabianca, fu
governatore della nobile compagnia della Carità in Palermo nel 1701; un
Pietro fu prefetto di Mazzara nell’anno 1701-2; un Benedetto Emanuele e
Vanni, marchese di Villabianca, fu governatore del Monte di Pietà in
Palermo negli anni 1711-12, 1721 e governatore della compagnia della
Carità nel 1721; un Mariano Emanuele e Napoli, barone di Butti, fu
proconservatore in Alcara, 1732; un Benedetto, primo marchese di
Torralta, barone di S. Giuseppe, barone di Canalotto, barone di S.
Leonardo, in sua famiglia, fu capitano di Mazzara nel 1745-46; un
Domenico fu capitano di Mazzara nel 1740-41; un Ferdinando fu prefetto
di Marsala nel 1745-46 e forse egli stesso fece parte della nobiltà
di detta città nel 1759; un Francesco-Maria Emanuele e Gaetani, marchese
di Villabianca, fu senatore di Palermo nel 1775-76, commissario generale
nel regno, governatore della nobile compagnia della Carità 1750,
governatore del Monte di Pietà 1755-56, appassionato ed erudito cultore
della storia di Sicilia ed autore, tra l’altro, della “Sicilia Nobile”,
ottenne, per i suoi meriti, con privilegio dato a 6 agosto 1779
esecutoriato a 21 gennaio 1780, il titolo di conte di Belforte, fu
cavaliere dell’ordine costantiniano, ecc.; un Stanislao fu giurato
nobile di Salemi nel 1787-88 e capitano di giustizia della stessa città
nel 1805-6; un Domenico Emanuele e Villaraut (fratello del
preceden-te), marchese di Torrealta, fu capitano di giustizia di Salemi
nel 1786-87, giurato nobile di detta città nel 1794-95 e proconservatore
nel 1810; un Nicolò fu giudice pretoriano di Palermo negli anni 1772-73,
1784-85, giudice del tribunale del Concistoro nel 1791-92-93, del
tribunale della Gran Corte Criminale nel 1799, della Gran Corte Civile
1810 e a 20 dicembre 1784 ottenne investitura del titolo di barone di S.
Andrea; un Benedetto Emanuele e Vanni, marchese di Villabianca, fu
governatore della nobile compagnia della Carità, sposò in prime nozze
Rosaria Vanni, in seconde Antonia Vassallo, baronessa di S. Bartolomeo,
del quale feudo egli ottenne investitura a 3 aprile 1792, ed in terze
nozze Costanza Pilo dei marchesi della Torretta; un barone Benedetto fu
senatore nobile di Salemi nel 1812-13. Questa famiglia è oggi
rappresentata, nel rano dei marchesi di Torrealta, da Gaetano Emanuele
(di Vincenzo, di Gaetano, di Domenico) iscritto nell’elenco definitivo
delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana con i titoli di
marchese di Torrealta, barone di S. Leonardo e barone del Canalotto; e,
nel ramo dei marchesi di Villabianca, da Giuseppe Emanuele e Salvo (di
Santi, di Francesco) riconosciuto con decreto ministeriale del 30 maggio
1899 nei titoli di marchese di Villabianca e conte di Belforte.
Arma: di rosso, al leone d’oro, tenente una banderuola d’argento,
crociata di rosso, con la bordatura composta di dodici pezzi alternati:
d’argento al leone di rosso, e di rosso alla mano d’aquila d’oro,
tenente una spada d’argento.
Motto: SIGNIFER VIS ET CLEMENTIAE.
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