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Dott.
A. Mango di Casalgerardo
NOBILIARIO
DI SICILIA
da
Cucuzza a Curlando
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Cucuzza
o
Cocuzza
(vedi).
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Cucuzzella.
Un Federico, di Comiso, con privilegio del 21 settembre 1772 ottenne il
titolo di barone di Monteraci.
Arma: ?
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Cuela, Cuella
o
Cuellar.
Un Giovanni Cuellar fu castellano della colombaia di Trapani 1558; un
Francesco Cuella ed Aparo, con privilegio dell’8 agosto 1702, ottenne il
titolo di barone di Scaro; un Benedetto Cuella a 27 settembre 1762
otteneva investitura del titolo di barone di metà di Caddeddi.
Arma: ?
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Cueva (de la).
Nobile famiglia spagnuola, che governò la Sicilia con la carica di
vicerè, nella persona di un Francesco-Fernandez, duca di Albuquerque,
1627.
Arma: d’argento, incappato d’oro, a due pali di rosso in capo ed un
drago di verde in punta; alla bordatura di rosso, a otto crocette di S.
Andrea di oro, 3, 2, 3.
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Cuffari, Cuffaro
o
Coffaro.
Un Pietro, dottore in leggi, fu proconservatore in Naso nel 1636 e tale
carica occupò un Francesco nel 1655, un altro Francesco, dottore in
leggi, nel 1680 e un Giacomo, 1772. Un Giuseppe Coffari e Dolcetta fu
giurato di Naso nel 1797-98, carica tenuta da un Diego Cuffari e Cuffari
nel 1799-800; un Salvatore tenne la carica di capitano nel 1812-13. Un
Pietro Coffaro, vice-portulano di Girgenti, con privilegio del 21 agosto
1761, ottenne per sé e suoi il titolo di barone di S. Germano ed un
barone Salvatore lo vediamo senatore di Girgenti nel 1803-4.
Arma:.
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Cuffari-Ristori.
Nobile ed antica famiglia palermitana. Un Giuseppe fu aiutante generale del
generalissimo duca d’Alba, fu insignito nel 1558 dell’ordine di S. Giacomo
della Spada e morì nell’assalto della città di Ostia. Giuseppe, suo nipote,
fu maestro di campo, ed ottenne nel 1581 privilegio di nobiltà. Un Ottavio
fu giudice pretoriano di Palermo nel 1577-78, 1580-81, 1583-84, 1588-89 e
1594-95 e della Gran Corte Civile nel 1591-92-93; un altro Giuseppe, con
sentenza del sacro regio consiglio di Napoli nel 1673, fu dichiarato
discendente da Giuseppe cavaliere di S. Giacomo di cui sopra. Un Antonio,
nato in Palermo, fu segretario e fiscale della suprema giunta di Sicilia;
Pietro, suo nipote, fu ricevuto nell’ordine di Malta 1796 e, con real
dispaccio del 12 dicembre 1798, ottenne dal re di Sicilia conferma del
titolo di marchese concesso alla famiglia Ristori dal re di Sardegna, e ciò
come marito di Maria Maddalena Ristori. Ottenne inoltre a 30 agosto 1802
ampio attestato di nobiltà dal Senato di Palermo. La famiglia, da quest’epoca,
aggiunse al proprio cognome quello della nobile famiglia Ristori. Pare che
oggi sia estinta in quanto ai maschi.
Arma:
partito: nel 1° d’azzurro alla colomba d’argento, volante, tenente nel becco
un ramoscello d’olivo di verde, accompagnata da un sole d’oro, sorgente dal
mare al naturale, movente dalla punta (Cuffari); nel 2° d’azzurro,
alla fontana zampillante d’argento, posta a destra, sinistrata da un cervo
al naturale, il tutto sostenuto da una campagna di verde, e sormontato da
tre stelle di sei raggi d’argento, ordinate in capo (Ristori).
Divisa: MODERATA DURANT.
Corona da marchese.
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Cuggino
o
Guggino.
Un
Giuseppe fu giudice delle appellazioni in Palermo nel 1754-55, della corte
pretoriana nel 1755-56, del concistoro nel 1764, nel nome maritale di
Francesca Montalbano, ottenne privilegio del titolo di barone di Iattini a 9
ottobre 1764 ed infine fu maestro razionale ed avvocato fiscale del
tribunale della Gran Corte 1784. Un Onofrio, che vediamo col titolo di
barone, fu proconservatore in Bivona 1809-10.
Arma:
d’oro, al destrocherio armato d’argento, impugnante una spada dello stesso,
posta in sbarra.
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Culotta
o
Colotta
(vedi).
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Cultrera
o
Cutrera.
Nobile famiglia di Chiaramonte Gulfi, della quale, tra gli altri,
notiamo un Giuseppe che, a 12 luglio 1638, ottenne il titolo di barone
di Fontanazza; un Giovanni Antonio, barone di Montesano, con la carica
di proconserv
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atore in detta città 1763, carica tenuta da Paolo Maria
Cultrera e Ventura, suo nipote, dal 1777 al 1810. Fu detto Paolo-Maria
investito a 1 febbraio 1776 del titolo di barone di Montesano o Pulci,
con il quale oggi vediamo iscritto nell’elenco definitivo delle famiglie
nobili e titolate della regione siciliana il signor Paolo Cultrera, di
Francesco, di Salvatore.
Arma: d’azzurro, alla torre di rosso, fondata sulla campagna di verde,
merlata di cinque pezzi alla guelfa, aperta, finestrata e murata di
nero, cimata da un guerriero armato di tutte pezze al naturale, con la
spada sguainata in sbarra, imbracciante lo scudo, il tutto al naturale.
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Cumbo.
Antica e nobile famiglia siciliana, che possedette le baronie di
Bonalbergo ed altre. Diramossi in molte città godendo ovunque nobiltà.
Vanta cavalieri dell’ordine di Malta, del costantiniano ecc. Nel ramo di
Milazzo, innalzato alla nobiltà messinese, notiamo, tra gli altri, un
Nicolò giurato di Milazzo nel 1701-2; un Giuseppe, dottore in leggi,
giudice capitaniale di Milazzo nel 1742-43; un Vincenzo, capitano di
giustizia di detta città nel 1764-65 ed un Antonino, che tenne la stessa
carica nel 1793-94. Un Gioacchino fu giudice delle appellazioni di
Messina 1695 e giudice pretoriano di Palermo 1704; un Francesco tenne
quest’ultima carica nel 1723-24 e fu giudice della Gran Corte Civile nel
1728-29-30; un Antonino fu confrate della nobile arciconfraternita
della Pace e Bianchi di Messina nel 1813; della quale, nell’anno 1850,
tenne il governo quel Paolo Cumbo e Proto, presidente della Consulta di
Stato in Sicilia, che tanto lustro arrecò a questa famiglia.
Arma: d’azzurro, al nodo gordiano d’argento, alla spada dello stesso
guarnita d’oro, posta in banda e appuntata al nodo.
Cimiero: un braccio armato al naturale, la mano di carnagione,
impugnante la spada dello scudo.
Divisa: VI SED NON INGENIO.
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Cuminale
o
Comunale
(vedi).
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Cupane
o
Cupani.
Fu
questa famiglia illustrata da un Francesco, che fu giudice pretoriano di
Palermo 1796, avvocato fiscale del tribunale del Real Patrimonio 1810,
maestro razionale dello stesso tribunale 1811, ecc.
Arma: di . . . al leone rampante di . . . tenente nelle zampe tre spighe di
. . .
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Curatolo.
Nobile famiglia di Monte S. Giuliano, nella quale città ha occupato
sempre le primarie cariche. Un Guglielmo fu giudice della Gran Corte
Criminale del regno nel 1485?; un Vincenzo Curatulo e Palma fu capitano
di giustizia di Monte S. Giuliano nel 1744-45 e detta carica tenne,
nella stessa città, un Casimiro Curatolo e Scuderi nell’anno 1745-46; un
Melchiorre, con privilegio del 13 marzo 1783, ottenne il titolo di
barone, con il quale è stato oggi iscritto, nell’elenco deinitivo delle
famiglie nobili e titolate della regione siciliana, il signor Salvatore
Curatolo (di Melchiorre, di Salvatore) con il figlio Melchiorre. Un
Giovanni possedette il titolo di marchese della Gran Torre (già
Romanuccio) 1785, passato, per Barnaba sua figlia, in casa Pilati 1786;
un Mariano fu giurato di Monte S. Giuliano nel 1787-88 e tale carica
tenne, nel 1798-99, un Antonino, che fu capitano nel 1801-2, ecc.
Arma: partito d’azzurro e d’argento, ad un leone al naturale, posto in
palo, illeopardito, passante sulla partizione.
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Curlando
o
Corlando.
Nobile famiglia di Messina, nella quale città vestì la toga senatoria e
fu ascritta alla nobile arciconfraternita della Pace e Bianchi. Un
Giacomo, senatore di Messina nell’anno 1750-51, fu governatore della
tavola pecuniaria di detta città negli anni 1747-48, 1779-80 e rettore
nobile degli Spersi nel 1756-57.
Arma: ?
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