  |
Colonna-Romano.
Dire dell’antichissima e storica famiglia Colonna, la quale ebbe
illustrazioni senza pari e per numero e per qualità da potersi
annoverare, sicuramente, tra le più chiare ed illustri d’Italia, ci
trarrebbe molto lungi dai limiti a questo lavoro assegnati. Passata
all’ordine di Malta, sin dal secolo XVI, fu decorata del grandato di
Spagna, dell’ordine del Toson d’oro e dei più importanti ordini
cavallereschi; occupò le più alte dignità dello Stato e della Chiesa,
alla quale, oltre a parecchi cardinali, diede, secondo alcuni autori,
non meno di cinque pontefici, fra i quali quattro prima del mille, e
Martino V (1417-1431).
Diramossi in Roma, in Napoli ed in Sicilia, godendo ovunque gli onori
della nobiltà, fu ascritta nel 1459 al patriziato veneto, ed in Napoli
occupò, ereditariamente, l’ufficio di Gran Contestabile del Regno. A noi
non è dato, in queste pagine, dire che soltanto poche parole sul ramo
venuto in Sicilia, portato, come comunemente si crede, da un Federico e
da un Giovanni, arcivescovo di Messina, sotto l’imperator Federico; da
cui si vuole che il primo avesse avuto conferita la carica di capitan
generale. Dal detto Federico, chiamato dalla sua patria il Romano,
si partirono diversi rami: i baroni di Cesarò, i baroni di
Fiumedinisi, i baroni di Reitano, i principi della Torretta, ecc..
Possedette questa famiglia, in Sicilia, i principati di Castiglione e di
Lascari-Torretta, le ducee di Cesarò, di Reitano, i marchesati di
Fiumedinisi, di Giuliana, la contea di Chiusa, i feudi di Aidone, Bruca
o Crixunà, Burgio, Calatamauro, S. Calogero e Godrano, Contessa,
Iancascio o Realturco, Ioppolo, Miraglia, Montalbano, Novara, del Ponte
o Pontaggio di Termini, S. Teodoro ecc., la gabella del biscotto di
Palermo, il diritto dei sette denari sopra ogni salma di cereali dei
caricatori di Girgenti, Siculiana e Montechiaro, ecc. ecc.. Venne
illustrata, tra gli altri da un Tommaso, primo barone di Fiumedinisi, di
Calatabiano, di Montalbano, di Bissana,
Cattasi, S. Alessio, Favarotta, ecc. che tenne la carica di stratigoto
di Messina; da un altro Tommaso, barone di Calatabiano, che si vuole sia
stato innalzato da papa Eugenio IV alla dignità di senatore romano; da
un Antonio, barone di Cesarò e di Fiumedinisi, capitano giustiziere di
Palermo nel 1576-77; da un Giovan Forte Romano e Ventimiglia barone di
Resuttano, che, insieme con i fratelli Girolamo e Francesco, ottenne,
con privilegio dato a 20 dicembre 1570 esecutoriato a 24 giugno 1571, il
titolo di nobile col don; da un Francesco, barone di Reitano, che, con
privilegio dato a 12 maggio 1639 esecutoriato a 2 marzo 1641 ottenne
l’elevazione di detta baronia in ducea, fu governatore della nobile
compagnia dei Bianchi di Palermo nel 1633-34, 1644-45, capitano
giustiziere di Palermo nel 1634-35 e tesoriere generale del Regno; da un
Calogero Gabriele, primo duca di Cesarò e primo marchese di Fiumedinisi
in sua famiglia, deputato del regno, pretore di Palermo 1704-5, 1707-8,
maestro razionale di cappa corta del tribunale del Real Patrimonio e
maestro di prova della Zecca del Regno; da un Lorenzo Colonna e Salviati,
principe di Castiglione e marchese di Giuliana, gran contestabile del
regno di Napoli, cavaliere degli ordini del Toson d’oro, di S. Gennaro e
di Malta, ambasciatore straordinario in Roma di re Carlo III per la
presentazione della Chinea al pontefice Benedetto XIV; da un Filippo,
principe di Castiglione, ecc., cavaliere dell’ordine di S. Gennaro,
gentiluomo di camera di re Ferdinando IV di Borbone, marito di Caterina
di Savoia, dei principi di Carignano; da un Antonino, dei principi di
Lascari Torretta e dei duchi di Reitano, benedettino, vescovo di
Filadelfia ed ab-bate di S. Maria di Pedales, morto in Palermo nel 1800;
e da molti altri ancora. Il ramo dei principi di Lascari Torretta è
estinto; quello dei duchi di Cesarò è rappresentato da Giovanni Antonio
Colonna, che nell’elenco delle famiglie nobili e titolate della regione
siciliana è iscritto con i titoli di duca di Cesarò, marchese di
Fiumedinisi, barone di S. Calogero o Godrano, barone di Giancascio e
Realturco, signore di Ioppolo, signore di onze 40 sulla dogana di
Messina.
Arma: di rosso, alla colonna d’argento coronata d’oro, piantata su onde
d’azzurro, da cui emergono due giunchi di verde.
Lo scudo accollato all’aquila imperiale.
Cimiero: una sirena al naturale, coronata d’oro.
Divisa: FLECTIMUR NON FRANGIMUR UNDIS.
Alias:
di rosso, alla colonna d’argento, a base e capitello d’oro, coronata
alla antica dallo stesso.
indice |