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Dott.
A. Mango di Casalgerardo
NOBILIARIO
DI SICILIA
da
Cariddi a Carpinteri
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Cariddi.
Nobile famiglia messinese. Un Matteo fu giudice della corte
straticoziale di Messina nel 1488-89, carica tenuta da un Alfonso nel
1524-25, da un Giovanni Antonio (che fu pure giudice della Gran Corte
del Regno nel 1568-69-70), nel 1554-55; da un Mario nel 1619-20. Detto
Mario fu giudice della Gran Corte Criminale del Regno nel 1629-30-31,
1639-40-41, sindacatore di Messina nel 1644, e trovasi annotato nella
mastra nobile del Mollica (anno 1605), nella quale vediamo pure annotato
un Girolamo ed un Giovan Pietro del fu Antonino. Forse quest’ultimo
dovette essere quel Giovan Pietro Cariddi, che fu tra i fondatori
dell’ordine militare della Stella.
Arma: di rosso, al pino d’oro, nodrito sovra un terreno di verde, con
due grifi del secondo, coronati dello stesso contra-rampanti e
affrontati al tronco.
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Carioso
o
Caruso
(vedi).
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Carissima.
Nobile famiglia di Trapani. Un Luigi fu vice-secreto di detta città, nel
1398, maestro portulano del Regno nel 1401 e nel 1405 ottenne l’isola di
Favignana; un Antonio possedette il feudo di S. Ippolito, che ebbe
confermato da re Martino; un Gaspare fu senatore di Trapani nel 1407-8;
un Tommaso capitano di Alcamo nel 1403 e forse egli stesso fu senatore
di Trapani nel 1414-15; un Melchiorre fu capitano di quest’ultima città
nel 1428-29 ed un Giuseppe Antonio fu senatore negli anni 1604-5,
1612-13.
Arma: troncato; nel 1° di rosso, alla croce potenziata d’oro; nel 2° di
rosso, a tre bande d’oro.
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Carmisino
o
Cremisino.
Nobile famiglia di Messina, nella quale città molti membri di essa hanno
vestito la toga senatoria. Un Domenico, cavaliere, governatore nobile
della Tavola Pecuniaria di Messina nel 1761-62, senatore nobile di detta
città nel 1775-76 e rettore nobile delle Verginelle nel 1791-92, lo
troviamo ascritto alla mastra nobile di Messina del 1798-1807, con il
figlio Giuseppe.
Arma: troncato, con la fascia in divisa d’argento, nel 1° d’azzurro,
alla sbarra d’oro, sinistrata da tre stelle dello stesso, 1 e 2; nel 2°
d’oro, al monte di tre cime di rosso, movente da un terreno di verde.
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Carnazza.
Questa famiglia che godette nobiltà in Messina, vedendo annotato nella
mastra nobile del Mollica un messer Giulio Cesare nell’anno 1601,
possedette il feudo di Piscopo.
Arma: ?
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Carnerio
o
Incannera.
Un
Bernardo, clavario maris del regno di Sicilia, ottenne nel 1399
concessione del feudo di Nanfizia.
Arma:
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Carnevale
o
Carnovale.
Nobile famiglia di Castronovo, che possedette il feudo di Fanaco. Un barone
Felice-Maria fu proconservatore di Girgenti 1758; un barone Luigi-Felice (o
Felice-Luigi) tenne la stessa carica in Castronovo negli anni 1767, 1774,
1786, 1789, 1793 a 1798; un barone Melchiorre fu giudice civile di quest’ultima
città nel 1801-2.
Arma:
di rosso, a due fascie ondate d’argento, e tre stelle d’oro, ordinate in
fascia nel capo.
Alias:
di
rosso, a due fascie ondate d’azzurro, poste nella punta e tre stelle di oro,
ordinate 1 e 2.
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Carnisecchi.
Pare
che sia originaria di Firenze. Possedette i feudi Grottarossa, Giurfo,
Campisotto, Joannello e Coscacino. Un Giovanni, barone di Joannello e
Coscacino, fu coadiutore della nobile compagnia della Carità di Palermo
1614.
Arma:
?
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Caro (de).
Di questa nobile famiglia sono degni di menzione un Nicolò, che nel 1282
era uno dei secreti di Sicilia; un Palmerio, che, con privilegio dato a
2 marzo 1400 ottenne la baronia di Montechiaro, passata, per una
Francesca, in casa Tomasi; un Giovannello che ottenne, per aver difesa
la città di Licata contro Bernardo Caprera, d’innalzare nelle proprie
armi i pali d’Aragona; un Antonio baiolo di Trapani nel 1403 e senatore
di detta città nel 1414-15; un altro Antonio, possessore dei feudi di
Purachi e Pirato con il piano e la gabella della Cannata e Camparia
delle pecore e delle vacche.
Un Giacomo, barone di Arcodaci, capitano di giustizia in detta città di
Trapani nel 1624-25-26, 1630-31 e 1633-34, ed altri molti.
Arma: d’azzurro, alla palma al naturale, ed il capo d’Aragona (d’oro, a
quattro pali di rosso).
Alias:
d’oro, a quattro pali di rosso e la palma al naturale attraversante.
Alias:
di rosso, al fonte naturale, sostenente due uccelli dello stesso, in
atto di bere.
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Carobene.
Nobile famiglia di Noto. Un Antonio possedette la salina o Pantano del
Rovetto 1433 ed il feudo di Saccolino 1426. Fu padre di Martina, che
andò in moglie a Rinaldo Sortino, a cui portò in dote la salina o
Pantano del Rovetto, che ebbero confermata a 5 luglio 1443.
Arma: di rosso, alla fascia d’oro, caricata da tre rose del campo.
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Caropipi.
Un
Lamberto de Caropipi possedette il feudo di Caropipi, ma di tale possesso,
come lo stesso Barberi afferma, non si trova nella cancelleria del regno
alcun documento. Per la morte di Costanza figlia di detto Lamberto, e per la
ribellione di lei e di Ludovico de Pamplona suo marito, il re Martino e la
regina Maria concedettero il detto feudo a Pietro Mirone, algozirio.
Arma:
?
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Carosio
o
Carrosio.
Nobile famiglia genovese, della quale a 20 ottobre 1554 vediamo un Giovanni
Agostino, del fu Cristofaro, ascritto al libro d’oro dei nobili di Genova.
Pare che i primi a passare in Sicilia siano stati un Giuseppe, dottore in
leggi, (di Giovanni Agostino, di Giovan Battista, di Giovanni Agostino
predetto), che nel 1686 sposò, in Siracusa, Maria Nicoletta Sardo e
Verber ed un Francesco, fratelli. Da quest’ultimo, che fu amministratore
generale dell’Azienda del Tabacco in Napoli nel 1740, ne vennero, fra gli
altri, Camillo senatore di Messina nel 1743-44, morto, in carica, di peste;
Orazio senatore di detta città nel 1744-45; Cesare giudice pretoriano
di Palermo nel 1736-37, del concistoro nel 1743, della Gran Corte
Criminale del 1753-54; Gaetano, capitano nel reggimento Real Farnese e
Marianna moglie di Giovanni Agostino Carosio e Sardo suo cugino (figlio di
Giuseppe e Maria Nicoletta Sardo). Da questo matrimonio ne vennero Giuseppe
Maria deputato dell’Albergo dei poveri in Trapani nel 1754, Cesare
sacerdote, Francesco Maria, capitano nel reggimento Girgenti, e Bartolomeo.
Quest’ultimo, insieme con il fratello primogenito Giuseppe Maria, ottenne
ampio attestato di nobiltà dal senato di Palermo a 9 agosto ed a 30 aprile
1774.
Arma:
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Carpinato.
Nobile famiglia di Acireale, della quale notiamo un Francesco, acatapano
nobile di detta città nel 1743-44; un Pietro Paolo, che tenne la stessa
carica nell’anno 1759-60; un Casimiro, capitano di giustizia di detta
città nel 1774-75; un Giuseppe Carpinato e Barbagallo, che tenne la
stessa carica nel 1798-99 e quella di patrizio nell’anno 1802-3 ed un
Martino Carpinato e Pavone, che fu acatapano nobile nell’anno 1804-5.
Arma: ?
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Carpinteri.
Un Demetrio fu giudice pretoriano di Palermo nel 1795 e 1798 e della
Gran Corte; un Guglielmo, che portava, non sappiamo con quale diritto,
il titolo di barone, fu giurato di Scicli nel 1812-13.
Arma: d’azzurro, al pino sradicato trattenuto da due leoni,
contra-rampanti al tronco, il tutto d’oro.
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