|
Dott.
A. Mango di Casalgerardo
NOBILIARIO
DI SICILIA
da
Angelica a Ansalone
|
 |
Angelica.
Questa nobilissima famiglia, alla quale si crede sia appartenuto il
Santo Martire Vittorio di Angelica, godette nobiltà in Messina dal
secolo XV al XVIII. Un giudice Tommaso, messinese, fu maestro razionale
dell’isola di Sicilia nel 1358; un Artale fu castellano della fortezza
di S. Alessio, castellania poscia da lui a favor della Regia Corte
rinunziata, e capitan d’armi della terra d’Argirò nel 1429; un Giovanni
fu senatore di Messina negli anni 1529-30, 1531-32 e 1540-41; un
Antonino, giudice straticoziale nell’anno 1537-38 e dell’appellazioni
nell’anno 1539-40; un Cristofaro, senatore di detta città negli anni
1556-57 e 1575-76, carica tenuta da un Vincenzo nel 1567-68; un
Sebastiano fu giudice straticoziale di Messina negli anni 1575-76,
1580-82 e 1582-83, governatore della Tavola Pecuniaria negli anni
1634-35 e 1637-38. Nella Mastra nobile del Mollica,infine, troviamo
annotati un Vincenzo (lista I, anno 1587); un Giovanni (lista XII, anno
1598); un Fabrizio (lista XVIII e XIX, anni 1604 e 1605) ed un cavaliere
Francesco (lista XX, anno 1606). Quest’ultimo fu cavaliere dell’ordine
di S. Stefano e confrate dell’Arciconfraternita della Pace e Bianchi di
Messina e morì nel 1642.
È
passata all’ordine di Malta come quarto di altra famiglia nel 1669 in
persona di Francesco Ramondetta, Mari, Trigona e Angelica.
Arma: d’azzurro, al cherubino alato d’argento, tenente in ciascuna mano
una spada dello stesso.
indice |
 |
Angelini.
Nobile famiglia passata da Savona in Sicilia nel secolo XVII. Un Giovan
Battista fu governatore della Tavola di Palermo 1654-55; un Tommaso
Maria, dottore in teologia, fu canonico della Cappella Palatina,
accademico del Buon Gusto all’età di 13 anni, e primo bibliotecario
della Biblioteca del Senato (oggi Comunale) di Palermo; un altro Giovan
Battista fu beneficiale della Chiesa di Gesù e Maria e vescovo di Megara;
Maria, sorella di quest’ultimo, sposò il proprio cugino Carlo Angelini,
che possedette cento salme del feudo di Chiapparia con titolo di Signore
e ne fu investito a 20 agosto 1803. Questa famiglia si è estinta in
quella dei dell’Aquila, estinta a sua volta nei Cataliotti.
Arma: d’oro, a due cherubini alati di rosso, accompagnati nel capo da
una stella del secondo.
indice |
| |
Angelis
o
de Angelis.
Distinta famiglia di Casteltermini e Cammarata. Un Pio Maria de Angelis
fu dottore in ambo le leggi ed acquistò il feudo di Suria, del quale ne
fu investito a 15 aprile 1769 ed ebbe, fra gli altri, due figli:
Giuseppe e Girolamo de Angelis e Schillaci. Il primo portò la famiglia
in Palermo dove a 28 dicembre 1798 venne a morte, privo di figli maschi,
e gli succedette nel feudo di Suria il fratello Girolamo, che ebbe
investitura a 16 luglio 1799 e fu giurato di Casteltermine nell’anno
1812-13. Nel ramo di Cammarata è degno di nota un Francesco-Maria che
comprò il feudo di Gilferraro e lo trasmise al figlio Niccolò-Antonio,
il quale ne ottenne l’investitura a 21 gennaio 1800. Per il matrimonio
di una Marianna de Angelis con Girolamo Coffaro il detto titolo di
signore di Gilferraro è passato in casa Coffari.
Arma: ?.
indice |
.jpg) |
Angelo
o
d’Angelo.
Questa famiglia pare essere passata da Napoli in Sicilia sotto la regina
Eleonora per un Giovanni-Antonio dei baroni della Rocchetta, che fu
progenitore di molti illustri gentiluomini, i quali occuparono
importanti cariche, fra cui quella di castellano dei castelli di Mineo e
Milazzo. Un Vito d’Angelo acquistò metà del feudo di Bertolino o
Mezzocatuso del quale ne fu investito a 29 aprile 1652 e trasmise al
figlio primogenito Niccolò investito a 6 dicembre 1658, acquisitore, da
potere della R. Corte, dell’ufficio di Maestro Giurato del Val di
Mazzara nel 1660. Moriva Niccolò in Girgenti nell’anno 1680 e lasciava
fra gli altri figli: Francesco, che, come primogenito, veniva investito
di Bertolino a 30 agosto 1681. Francesco fu padre di Niccolò e questi di
Francesco che fu investito di Bertolino a 16 agosto 1776, comprò il
titolo di marchese di S. Calogero, che, con lettere patrimoniali del 5
ottobre 1782, fece commutare in quello di marchese di Bertolino, sotto
la quale denominazione ne ottenne investitura a 17 ottobre 1782. Fu
detto Francesco governatore della compagnia della Pace di Palermo nel
1791, marito di Anna Sansone e Calascibetta e padre di Niccolò d’Angelo
e Sansone, che da Angela Vernagallo e Cardillo ebbe: Gaetano, padre di
Francesco (che usa il titolo di marchese di Bertolino) sposo della
nobile Ludovica Emmanuele, figlia di Giuseppe marchese di Villabianca, e
altri. Non sappiamo se quell’Oliva d’Angelo e Ciminnita decorata a 31
agosto 1713 del titolo di baronessa di Torreforte sia appartenuta alla
stessa famiglia.
Arma: d’azzurro, alla fascia d’oro, accompagnata da due stelle dello
stesso, una in capo ed una in punta. Corona di Marchese.
indice |
 |
Angles.
Un Nicolò Inglisi (corruzione forse di Angles) è notato nel ruolo dei
feudatari sotto re Ludovico, 1343, per un cavallo alforato. Un Francesco
Angles, tenente colonnello, fu confrate dell’arciconfraternita della
Pace e Bianchi di Messina nel 1838.
Arma: troncato; nel 1° di verde a due leoni d’oro affrontati, sostenenti
un giglio d’argento; nel 2° d’azzurro, alla campagna d’argento e la
fascia di rosso attraversante sulla partizione.
indice |
 |
Anglesola.
Il
Mugnos la vuole portata in Sicilia sotto re Pietro d’Aragona. A 20 novembre
1393 un Berengario Angleola (è lo stesso di Anglesola?), che era stato
calunniato di fellonia ed aveva perduto tutti i suoi beni, viene dichiarato
innocente di tale delitto ed ottiene restituzione dei beni. Il Muscia,
annota tra i feudatari, sotto re Martino 1408, un Bernardo de Anglisola per
il feudo di Azarino e Celso nel nome maritale e per il feudo di Taya nel
nome proprio.
Arma:
di rosso al leone d’oro.
indice |
 |
Angotta.
Nobile famiglia originaria dalla Spagna e che godette nobiltà in Messina dal
secolo XV al XVII ed in Palermo. Un Girolamo fu giudice straticoziale di
Messina negli anni 1417-8, 1438-39-40; un Giulio tenne la stessa carica
negli anni 1520-21, 1530-31 ed un Francesco nell’anno 1616-17. Un Andrea
trovasi notato nella Mastra Nobile del Mollica, lista XI anno 1597. Un
Antonio fu Giudice della Gran Corte negli anni 1617-18-1619 e 1625; un
Giuseppe, giudice pretoriano di Palermo nell’anno 1739-40. Troviamo infine
questa famiglia pure nella terra di S. Angelo, nelle persone di un Ercole
proconservatore di detta terra a 28 aprile 1586, di un Gaetano con la stessa
carica nel
3e80
1683, di un Saverio Angotta e Franchi giurato nel 1710 e di un
Nicolò con la stessa carica nell’anno 1812-13.
Arma:
d’azzurro, alla banda d’oro, caricata da un dragone dello stesso e sostenuta
da due sbarre accompagnate da sei stelle, 2. 2. E 2, il tutto d’argento.
indice |
 |
Angullo.
Nobile famiglia spagnuola, il primo della quale a passare in Sicilia,
secondo il Minutolo, fu un Giovanni capitano di fanteria e governatore di
Girgenti, che, nel 1437, portò la famiglia in Palermo e fu padre di un
Luigi, capitano, anche egli, di fanteria. Fu questi avo di un altro Giovanni
capitano generale dell’artiglieria del regno di Sicilia nel 1594, che, nel
nome maritale di Giulia, figlia di Giovan Luigi e Mariuccia Ingalbes,
ottenne nel 1571 investitura del diritto dei mezzigrani sopra le tonnare di
Solanto, S. Nicolò e Arenella, che Maria, di lui figlia, recò in dote a
Vincenzo Platamone. Altro Giovanni fu tenente del tribuno generale delle
truppe e castellano di Trapani nel 1677; un Nicolò de Angulo e Velasco fu
generale dell’artiglieria, castellano e governatore d’Agosta 1703 e con
privilegio dato a Madrid a 11 aprile, esecutoriato a 8 luglio 1707 fu eletto
castellano del Castellammare di Palermo. È passata all’ordine di Malta, come
quarto di altra famiglia: nel 1672 in persona di Pietro
Zappino-Termine-Cornelio e Angullo, e nel 1676 in persona di Ignazio,
fratello del precedente.
Arma:
verghettato d’oro, di verde e di rosso.
indice |
 |
Anicita
o
Anicito.
Nell’anno 1283 tra i cavalieri di Catania troviamo Simone de Anichito. A
questa famiglia appartenne un Francesco, dottore in ambo le leggi ed
illustre giureconsulto, il cui parere veniva richiesto in cause di grave
momento, ed a lui vediamo a 25 febbraro 1417 dal vicerè affidato, una ad
altri giureconsulti, il riesame di una lite, che veniva in linea
d’appello e riguardava il riconoscimento di certi diritti del caricatore
di Licata, vantati da diverse famiglie. Egli stesso a 27 marzo 1417 è
nominato giudice o assessore della Corte Capitaniale di Catania. Un
Nicolò fu senatore di Catania nell’anno 1430-31, e la stessa carica
venne occupata negli anni 1468-69, 1483-84 e 1492-93 da un Blasco;
nell’anno 1482-83 da un Matteo e nel 1495-96 da un Mazziotta. Troviamo
pure questa famiglia in Castrogiovanni, nella quale città incontriamo
nel 1409 un Matteo con la carica di capitano.
Arma: di rosso, all’aquila spiegata, scaccheggiata d’oro e di nero.
indice |
 |
Aniva.
Questa famiglia godette nobiltà in Messina nel secolo XIII ed imparentò
con molte famiglie, fra le quali la Colonna Romano, per una Lucrezia,
che si vuole ereditiera di Savoca ed altri feudi, moglie di Federico
Colonna detto il Romano, primo di questa famiglia a passare in Sicilia.
Arma: d’oro, alla banda di rosso, caricata da sette ferri di lancia del
campo, accompagnata da due colombe posate di nero, una in capo ed una in
punta.
indice |
.jpg) |
Anna
o
d’Anna.
Nobile famiglia di Corleone, dalla quale città pare essere passata in
Marsala. Un Gaspare, con privilegio dato a 24 luglio, esecutoriato a 29
ottobre 1627, ottenne la concessione del titolo di Don; un Carlo tenne la
carica di proconservatore di Corleone nel 1702, un Bernardo d’Anna e Trigona
fu capitano di detta città nel 1710 e proconservatore della stessa città nel
1718; un Gervasio occupò la stessa carica nel 1777; un Giuseppe nel 1783;
un Rosario fu capitano di Corleone nell’anno 1797-98. Altro Bernardo nel
1759 faceva parte della nobiltà di Marsala ed infine un cavaliere Giuseppe
d’Anna, a 10 dicembre 1812, ottenne concessione del titolo di marchese che a
23 gennaio 1813 ottenne di potere intestare sul feudo di Canneto (Candeto).
Arma:
di verde, al giglio d’oro, accostato da due rose dello stesso.
indice |
 |
Ansaldi
o
Ansaldo di Messina.
Nobile famiglia originaria dalla Lombardia, che godette nobiltà in Messina
dal secolo XIII al XVII, e della quale troviamo un Giovanni tra i cavalieri
dell’ordine militare della Stella.
Arma:
di rosso, al drago d’oro.
indice |
 |
Ansaldi
o
Anzaldi.
è
forse una diramazione della precedente. La troviamo in Nicosia, in
Mazzarino ed in Palermo. Del ramo di Nicosia cominciano ad aversi sicure
notizie dall’anno
1507, a
9 ottobre del quale anno vien consentito alla città di Nicosia di
nominare come ambasciatore e sindaco nel general parlamento Filippo
La Via, essendo morto il nobile Antonio Ansaldo, che tale carica durante
vita avea occupato ed essendo il figlio di questi Filippo ancora in
tenera età. Con privilegio dato in Messina a 12 agosto 1520 vediamo
concesso a detto Filippo il titolo di regio cavaliere, titolo che venne
confermato al di lui figlio Simone, con privilegio del 5 settembre 1564.
Non possiamo per il limite assegnato all’opera dire di tutti i membri di
questa famiglia e quindi siamo costretti a venire a quel Simone Ansaldi
e Berrittella (di Antonio, di Simone, di Antonio, di Simone predetto)
che fu barone di Butti e Mangaliviti per investitura del 16 agosto 1730.
Fu questi padre di Giovanni; Diego, che fu giudice pretoriano di Palermo
nel 1759 ed a 4 di marzo dell’anno 1761 ottenne ampio attestato di
nobiltà dal Senato di Palermo; Rodrigo, che sposò Michela
La Via
e fu padre di Antonio Rodrigo, investito di Butti e Mangaliviti a 5
settembre 1735. Giovanni Ansaldi, di Simone, comprò, presso gli atti di
notar Pietro Gugliotta di Palermo a 20 agosto 1761, da potere di
Giuseppe Nicolò Diana e Castelli duca di Cefalà, il titolo di marchese
di Bonaccorso, che, con lettere patrimoniali del 31 agosto 1761, ottenne
di poter commutare in quello di marchese di Spataro, fu capitano di
Nicosia negli anni 1762-63 e 1765-66 e morì in Napoli a 18 agosto 1774
lasciando erede il figlio Simone. Ottenne questi l’investitura del
titolo di marchese di Spataro a 14 giugno 1775 e tenne la carica di
capitano di Nicosia nell’anno 1780-81; morì in Palermo a 12 gennaro
1793. Giovanni, di lui figlio, ottenne a 13 febbraro 1794 l’investitura
del titolo di marchese di Spataro; sposò nell’anno 1798 la nobil donna
Carolina Ventimiglia e Sieripepoli dei conti di Prades e dei principi di
Gran Monte. Da questo matrimonio ne vennero tre figlie femine, delle
quali Giuseppa-Beatrice, con decreto ministeriale del 22 giugno 1872,
venne riconosciuta nel titolo di marchesa di Spataro. Fu moglie di
Leopoldo Bertini e madre di Alfredo, il di cui figlio Leopoldo venne
riconosciuto con decreto ministeriale del 27 agosto 1899 nei titoli di
marchese di Spataro e barone di S. Antonino. Nel ramo del Mazzarino
troviamo un Lucio-Liborio Ansaldi, dottore in leggi e preconservatore di
detto comune dall’anno 1750 all’anno 1790, che comprò, presso gli atti
di notar Antonino Falcone di Palermo a 19 aprile 1750, dal marchese
Antonino Costa, un titolo di barone, che, con privilegio del 26 maggio
dello stesso anno, ebbe incardinato al predicato di Pizzuto e che
vendette, presso gli atti di notar Agostino Maria
La Rina
di Palermo a 22 ottobre
1789, a
Melchiorre di Salvo, il quale a 1 giugno 1790 ottenne di poterlo
incardinare al predicato di S. Croce-Roccaforte.
Arma: d’azzurro, al destrocherio d’argento, impugnante un giglio d’oro,
e la campagna di argento, con tre rose unite col fusto in alto.
indice |
 |
Ansalone
o
Anzalone.
Nobile famiglia, che si vuole originaria dalla Normandia. Un Natale fu
giustiziere delle Valli di Castrogiovanni, Demina e Milazzo sotto Pietro
d’Aragona 1282; un Pietro, giudice della Gran Corte, a 31 maggio 1288
ebbe concessi i feudi di Saccolino, Aliano e Lungarini, nei quali
succedette la figlia di lui Macalda moglie di Teobaldo Speciale milite;
un Bonsignore, senatore di Messina nel 1302, comprò dai coniugi
Bartolomeo e Giovanna Salimpipi i diritti censuali del R. Demanio di
Messina che ebbe confermati dal Re Pietro 2° a 6 marzo 1339, diritti
confermati ad altro Bonsignore, nipote del precedente, a 16 marzo 1419
ed a Bartolomeo, figlio di quest’ultimo, a 25 gennaio 1453. Un Andrea da
Messina è notato nel ruolo de’ feudatari sotto re Ludovico 1343, per un
cavallo; un Giovanni, dottore in leggi, regio consigliere, a 19 ottobre
1409 ha
la carica di giudice della Magna Curia rationum del Regno di
Sicilia; altro Giovanni comprò i feudi di Camemi, Migaido e Ogliastro,
che ebbe confermati a 26 settembre 1494, e che trasmise al figlio
Francesco, barone di Pettineo, il quale ebbe detta baronia e detti feudi
confermati a 25 maggio 1504. Un Ascanio Ansalone ed Escovedo, maestro
razionale del R. Patrimonio, presidente della Gran Corte, reggente del
supremo Consiglio d’Italia in Madrid, maestro giurato del Val Demone,
maestro secreto e mastro portulano del Regno ebbe, con privilegio dato a
20 gennaio esecutoriato a 4 giugno 1642, concesso il titolo di Duca
della Montagna; con privilegio dato a 29 settembre 1655 esecutoriato a
22 giugno 1662 il titolo di principe sulla città di Patti, quello di
Marchese di Sorrentino e quello di Conte del Tindaro; un Paolo fu marito
di Margherita Orioles, la quale, morto il marito, ebbe, con privilegio
dato a 9 febbraio esecutoriato 21 giugno 1630, concesso il titolo di
principe su Roccapalumba. Molti membri di questa famiglia hanno occupato
cariche importanti nella città di Messina, Catania e Palermo; ne
accenniamo solo alcuni. Un Giuseppe ed un Paolo Ansalone furono fra i
fondatori dell’Ordine Militare della Stella; un Antonio, barone dei
diritti censuali del R. Demanio di Messina per investitura del 25
ottobre 1525, conservatore perpetuo del R. Patrimonio, fu uno dei
fondatori della Arciconfraternita della Pace e Bianchi di Messina, della
quale tenne il governo nell’anno 1552; un Diego Ansalone e Zappata ne fu
pure governatore nell’anno 1628; Antonino Ansalone duca della Montagna,
regio secreto, tenne la stessa carica negli anni 1672, 1684, 1685, 1686
e 1687 ed un Francesco nel 1723, 1732 e 1733; un Pompilio fu giudice
straticoziale di Messina nel 1672; un Paolo fu senatore di Palermo negli
anni 1607-8 e 1613-14, altro Paolo principe di Roccapalumba fu capitano
di giustizia della stessa città nell’anno 1672-73; un Giuseppe, senatore
negli anni 1703-4-5 e 1709-10; infine nella Mastra nobile di Catania del
1696, tra i Regi Cavalieri, troviamo notato un Domenico Ansalone. Altro
Domenico Ansalone e Napoli sposò Anna Paternò Castello baronessa di
Spinagallo e Ricalcaccia e fu progenitore di Nicolò Ansalone e
Cannizzaro, riconosciuto in detto titolo di Barone di Recalcaccia e
Spinagallo con decreto ministeriale del 10 giugno 1898.
Arma: d’azzurro, a tre gemelle d’oro poste in banda. Cimiero: un cane
uscente d’argento, collarinato di un collare d’oro, bordato e armato di
punte dello stesso.
indice |
0