 |
Alifi, Alifia
o
Galifi.
Nobilissima famiglia d’origine greca, che ha goduto nobiltà in Messina
dal secolo XI al XVIII. Un Niccolò, milite, nel 1357 era Maestro
Razionale della Gran Corte; un Raineri fu consigliere di Stato e guerra
di Re Martino nel 1404 e padre di un Andrea. Questi ottenne a 31 gennaio
1452 dai viceré di Sicilia la conferma dell’ufficio della baiulazione di
Messina, che a 16 settembre 1472 venne confermato al di lui figlio:
Filippo. Quest’ultimo fra gli altri figli ebbe un Bernardino, senatore
di Messina nel 1518 e padre di un Gaspare, da cui ne venne Giovanni
Gaspare che sposò Giulia Di Giovanni. Un Scipione fu maestro credenziere
di Messina 1594, un Giuseppe Alifia a 27 marzo 1666 s’investì
dell’ufficio di baglivo di Messina e di quello di Portulanotto di
Girgenti e Sciacca, dei quali a 19 ottobre 1731 veniva investito il di
lui nipote Giuseppe, finché ne troviamo a 4 maggio 1763 investita:
Giulia Alifia e Gordone, per la morte senza figli di Francesco Saverio
di lei fratello. Un altro ramo di questa nobile famiglia possedette il
feudo di Ranciditi, del quale troviamo ultimo investito, con titolo di
barone, un Francesco Galifi e Amari a 1 giugno 1773. Questa famiglia è
passata molte volte all’ordine di Malta; nel 1531 nella persona di
Salimbene Alifia, nel 1650 nella persona di Antonio Alifia Porco
Salvarezzo e Colonna Romano cavaliere dell’ordine Militare della Stella
e capitano di galera nella squadra dell’ordine, nella qual carica morì.
È poi moltissime volte passata come quarto di altra famiglia, ad
incominciare dall’anno 1513, nel quale anno veniva ricevuto Matteo
Villadicani, Marquett, Bonfiglio e Alifia.
Arma: d’oro, all’elefante di nero, fermo e guardante i raggi della luna
d’argento, orizzontale a destra.
indice |
 |
Alliata
o
Agliata.
Lasciando da canto le origini a questa nobilissima famiglia date dal Mugnos,
dal Baronio, dal Bonfiglio, chè sarebbe puerile voler prima del 1000
stabilire la genealogia d’una famiglia, che potesse reggere all’urto della
critica; diciamo della casa Alliata, dall’epoca che venne da Pisa nell’isola
nostra. Il primo a portarla qui pare essere stato nel secolo XIV un Filippo,
padre di Rainero, il quale ultimo, con la moglie Maddalena ed i figli:
Pietro, Benedetto, Ginevra e Filippo, con privilegio del Senato di Palermo
del 28 settembre 1413 ottennero la cittadinanza palermitana; privilegio
confermato da re Alfonso a 7 giugno-7 luglio 1441. Da costoro ne venne una
serie d’illustri gentiluomini, fra i quali merita d’esser specialmente
menzionato un Gerardo, che occupò l’importante carica di Protonotaro del
regno nella seconda metà del secolo XV, carica occupata anche da altri
membri della sua famiglia. Un Andreotto Alliata dottore in ambo le leggi ed
un Antonio, fratelli, ebbero, con privilegio del 7 settembre 1499, facoltà
di fabbricare e popolare nel feudo di Troccoli di loro proprietà una terra
da nominarla Villafranca. Morto l’Antonio senza figli succedeva in tutti i
beni il fratello Andreotto, il quale in notar Pietro Russo di Palermo a 13
aprile 1513 comprò da Antonio de Caro i feudi di Purachi e Pirato, che ebbe
confermati a 20 novembre 1516 e fu giudice pretoriano di Palermo negli anni
1486-87 e 1490-91. Non è nostra intenzione tessere la genealogia completa di
questa illustre faniglia, chè non ce lo consente l’indole del lavoro, né di
enumerare tutte le cariche occupate dai varii membri di essa chè lunga
sarebbe la lista. E cennando così di volo che nei diversi rami, in cui
sin da antico si divise, cioè nei baroni di Castellammare, della Scannatura,
di Roccella e di Solanto e nei principi di Bonfornello, oggi quasi del tutto
estinti annovera molti che occupano le cariche di pretore, di capitano
giustiziere e di senatore di Palermo, quali un Rainero, della linea di
Castellammare, pretore di Palermo nell’anno 1493-94, un Giacomo, figlio di
Rainero, capitano di giustizia nell’anno 1503-1504, un Mariano barone di
Roccella che occupò la stessa carica nell’anno 1539-40, un Giovanni barone
di Solanto, capitano di giustizia negli anni 1592-93, 1596-97 e 1605-6; un
Andrea barone di Roccella, senatore nel 1645-1646, un Francesco Alliata e
Spatafora barone di Solanto, senatore negli anni 1680-81 e 1694-95; un
Blasco Maria principe di Bonfornello (per privilegio dato a 6 luglio
esecutoriato a 2 settembre 1677), marchese di Roccella, cavaliere
dell’ordine dell’Alcantara, capitano di giustizia nell’anno 1678-79; diciamo
dei
3e80
baroni di Villafranca, poscia innalzati a grado di principi per
privilegio del 14 aprile 1609 esecutoriato a 24 ottobre 1610 concesso a
Francesco Alliata e Paruta, che fu pretore di Palermo nell’anno 1625-26 e
governatore della nobile Compagnia dei Bianchi di detta città negli anni
1623-24 e 1635-36, e duca della Sala di Paruta, per privilegio del 2 gennaio
esecutoriato a 5 aprile 1625. Testò questi a 23 aprile 1636 in notar Nicolò
Bertolino di Palermo istituendo suo erede il figlio Giuseppe, che fu
investito del principato di Villafranca e del feudo di Taya a 30 aprile 1637
e fu pretore di Palermo nell’anno 1647-48. Passaron poscia i detti feudi e
titolo, insieme col ducato di Sala di Paruta, a Francesco Alliata di lui
figlio, che ne fu investito a 18 dicembre 1648 e fu marito di Margherita
Colonna, dalla quale ebbe Giuseppe il quale ultimo veniva investito, alla
morte del padre, del principato di Villafranca, del ducato della Sala e dei
feudi di Taya e S. Anna già Troccoli a 25 giugno 1698. Fu questi capitano di
giustizia di Palermo nell’anno 1708-9, gentiluomo di camera del re Vittorio
Amedeo II di Savoia e generale tenente maresciallo di campo dell’imperatore
Carlo VI, dal quale ottenne privilegio di Grande di Spagna di 1ª classe con
diploma dato a 23 marzo 1722
esecutoriato 4 marzo 1724. Sposò egli in prime nozze Giovanna Bonanno e del
Bosco, figlia di Filippo principe di Roccafiorita, ed in seconde nozze Anna
Maria di Giovanni e Morra, ereditiera dei principati di Buccheri, Castrorao
e Trecastagne e delle baronie di Pedara, Viagrande ecc. dalla quale ebbe:
Domenico, che, con privilegio dato in Madrid 5 dicembre 1766 esecutoriato in
Palermo a 23 febbraio 1770, ottenne per sé e suoi conferma del Grandato di
Spagna di 1ª classe. Fu egli marito di Vittoria di Giovanni e Pagano,
ereditiera dei titoli di principe di Montereale, principe di Ucria, duca di
Saponara ecc. e padre di Giuseppe Letterio, che, per donazione fattagli
dall’ava Marianna Di Giovanni e Morra, fu investito a 18 marzo 1751 del
titolo di principe di Buccheri e premorì al padre a 17 marzo 1765 in
Milazzo, dopo avere sposato la nobile Maria Felice Colonna e Salviati dei
principi di Castiglione. Da questo matrimonio ne vennero: Fabrizio,
battezzato in Milazzo a 25 luglio 1759 e Vincenzo, battezzato nella stessa
città a 18 settembre 1760, il quale ultimo, per donazione fattagli dall’ava
Vittoria Di Giovanni, fu investito a 26 luglio 1775 del titolo di duca di
Saponara e fu stipite di un altro ramo della famiglia di cui diremo in
seguito. Fabrizio Alliata e Colonna fu investito a 4 luglio 1775 del titolo
di principe di Villafranca a 31 luglio 1784 fu investito di quello di
principe di Montereale ecc. sposò Giuseppa Moncada e Branciforte figlia di
Giovan Luigi principe di Paternò e fu padre di Giuseppe e di Luigi, da cui i
duchi di Pietratagliata di cui diremo in seguito. Giuseppe Alliata e Moncada
fu investito a 19 dicembre 1804 dei titoli di principe di Villafranca,
principe di Ucria, principe di Montereale, principe di Buccheri, principe di
Tre Castagne, principe di Castrorao, barone di Pedara, barone di Viagrande,
e a 9 aprile 1805 di quello di duca di Saponara ecc., sposò Agata
Valguarnera, dama di corte della regina delle due Sicilie ed ereditiera, per
la morte senza prole dei fratelli Pietro e Girolamo, dei titoli di principe
di Gangi, principe di Valguarnera, principe di Gravina, conte di Asaro ecc.,
fu pari ereditario del regno di Sicilia, gentiluomo di camera con esercizio,
cavaliere del San Gennaro e padre di Fabrizio, Alessandro, Eduardo ed
altri. Morti senza prole Fabrizio ed Alessandro, il primo nel 1876 ed il
secondo a 20 dicembre 1894, tutti i titoli di casa Alliata e di casa
Valguarnera passarono ad Eduardo Alliata e Valguarnera, marito di Felicita
Lo Faso e padre di Giuseppe, che, da Marianna Bazan e Trigona baronessa dei
Sollazzi di Salomone, ebbe i viventi Alvaro e Gabriele gemelli, Felicita,
Enrico, Amalia e Maria.
Diciamo ora del ramo il quale riconosce a suo stipite Vincenzo Alliata e
Colonna. Sposò egli Paola Stagno dalla quale ebbe Domenico gentiluomo di
Camera con esercizio, senatore di Messina, marito di Laura Di Giovanni dei
duchi di Precacore e padre di Giovanni, Pasquale, Francesco dei padri
dell’Oratorio dell’Olivella in Palermo ed altri. Giovanni sposò Giulia
Bianchini e fu padre di Arturo, Domenico marito di Vittoria Sammartino e
Laura. Pasquale ebbe in moglie Emanuela dei marchesi Cardillo e fu padre di
Domenico, Antonio marito di Concetta Pasqualino, Filippo Neri, Laura moglie
del barone Antonio Spanò da Marsala ed altri. Domenico Alliata Cardillo
sposò la nobile Teresa Gravina dei principi di Comitini ed è padre di
Pasquale, Emanuela, Rosa, Caterina ed Ida. Filippo Neri Alliata Cardillo
sposò la nobile Caterina Gravina dei principi di Comitini ed è padre di
Emanuela.
Veniamo ora a parlare della linea dei duchi delle Pietretagliate, che
abbiamo detto originata da Luigi Alliata e Moncada. Fu questi gentiluomo di
camera con esercizio e sposò a 14 ottobre 1818 Maria Cirilla Marassi e la
Rocca, ereditiera dei titoli di duca delle Pietretagliate, barone di
Camitrice ecc. che lo rese padre di Fabrizio e di Giovan Battista. Fabrizio
Alliata e Marassi sposò la nobile Marianna Moncada dei principi di Paternò,
dalla quale ebbe: Pietro duca di Pietratagliata, barone di Camitrice, e
barone di Misilxarari o Fontanasalsa, marito della nobile Carolina
Notarbartolo e Pignatelli e padre di Fabrizio e Giulia; Giovanni marito di
Angela Pettini; Luigi marito di Bianca Notarbartolo e padre di Fabrizio ed
altri; Ernesto; Cirilla; Teresa moglie del marchese Giuseppe Natoli e Maria
moglie di Enrico Napoli.
Questa famiglia è passata molte volte all’ordine di Malta: nel 1530 in
persona di un Giovan Battista che si trovò nell’impresa delle Gerbe; nel
1557 in persona di un Girolamo priore di Lombardia e d’Ungheria, ammiraglio
dell’ordine e balì di Venosa; nel 1579 in persona di un Pietro; nel 1590 in
persona di un Francesco, ecc.
Arma:
d’oro, a tre pali di nero. Lo scudo accollato all’aquila bicipite spiegata
di nero, membrata, imbeccata e sormontata dalla corona imperiale d’oro.
indice |