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Dott.
A. Mango di Casalgerardo
NOBILIARIO
DI SICILIA
da Aguirre a Alagna
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Aguirre (de).
Un Martino de Aguirre lo troviamo tenente del capitan generale
dell’artiglieria del Regno di Sicilia nel 1594, un Michele, capitano
della città di Salemi nell’anno 1609-10 ed un Pietro, cavaliere
dell’ordine militare di S. Giacomo della Spada, a 8 ottobre 1660 lo
vediamo nominato conservatore del Real Patrimonio.
Arma: ?
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Aidone.
Antica e nobile famiglia aragonese. Un Guglielmo de Aydone per la somma
di once 50 comprava presso gli atti di notar Andrea de Alphi a 30 maggio
1393, da potere di Ruggiero Berlione, il feudo di Azolina, compra che,
con privilegio dato in Catania a 3 giugno 1393, veniva da re Martino
confermata. Simone figlio di Guglielmo ottenne a 30 giugno 1453 la
conferma dal viceré Lupo Ximen Durrea e fu padre di Antonio, che insieme
al feudo di Azolina possedette quello di Giuliana. Detto Antonio ebbe un
figlio a nome Giovanni che s’investì di Azolina a 1 febbraio 1476 e
lasciò erede il figlio primogenito Giovan Paolo investito di Azolina a
16 gennaro 5.ª Ind. 1517 e di Giuliana a 16 gennaro 7.ª Ind. 1504. A
Giovan Paolo succedette il figlio Giacomo, che s’investì d’Azolina a 27
giugno 1527; ed a questi il figlio Marcello investito a 11 dicembre
1599. Questi non ebbe che un’unica figlia a nome Elisabetta, che sposò
Scipione Boetto il quale, nel di lei nome, otteneva la investitura del
feudo di Azolina a 2 dicembre 1603. Un Riccardo de Aydone di Piazza
possedette il feudo di Montagna di Marzo e lo trasmise al figlio
Bernardo che, a 23 ottobre 2. Ind. 1453, l’ebbe confermato. Costui ebbe
in figlio primogenito Giovanni dottore in legge che ottenne la conferma
e l’investitura del detto feudo di Montagna di Marzo a 6 maggio 1465 e
lo trasmetteva all’unica figlia Elisabetta, che ne veniva investita a 4
novembre 1497. Un ramo di questa famiglia possedette la metà del feudo
di Lazzarino, della quale l’ultimo investito fu Antonio Aidone, che
testò a 1 luglio 1763 in notar Giacomo Squillaci di Sciacca e lasciò
soltanto alcune figlie femine, la primogenita delle quali: Isabella fu
investita di detta metà di feudo a 5 marzo 1764; ma, essendo morta senza
figli nel maggio del 1766, ne succedeva nella detta metà di feudo la
sorella secondogenita Eufemia, che ne fu investita a 15 giugno 1766 e
sposò Vito Saverio Palermo, nella famiglia del quale trasmise il titolo
di barone di metà Lazzarino, che ancor da essa vien conservato.
Arma: di rosso, alla fascia d’argento, accompagnata in capo da due
stelle di sei raggi d’oro, ed in punta da un capriolo d’argento.
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Airola
o
Airolo.
È
originaria di Genova e passò in Messina dove godette nobiltà nel sec.
XVI (secondo il Galluppi).
Arma: d’azzurro, alla quercia al naturale, nodrita sopra un terreno
dello stesso, sinistrata dal leone d’oro, rampante contro il tronco.
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Airoldi.
Nobile famiglia lombarda portata in Sicilia nel principio del secolo
XVII, e della quale è degno di memoria quel Cesare Airoldi che,
nell’anno 1646, comprò dalla R. Corte l’intero diritto della decima e
tarì con diritto ad un titolo di barone sopra ogni onze 1000 di capitale
da lui sborsate; compra dalla quale riconoscono loro origine un’infinità
di titoli di barone, imposti poscia sopra possedimenti allodiali. Un
Giovan Battista acquistò il titolo di marchese di Santa Colomba, del
quale ne fu investito nell’anno 1711, sposò la nobil donna Teresa Reggio
dei principi di Iaci e Campofiorito e fu padre, tra gli altri, di
Giuseppe da cui prole; Carlo, che abbracciò la carriera ecclesiastica e
fu governatore di Narni, Fano ed Ascoli; Alfonso, che fu giudice del
Tribunale della Monarchia di Sicilia, vescovo di Eraclea, cappellano
maggiore di Sicilia, più volte deputato del regno, decorato dell’ordine
del S. Gennaro; e Stefano, maestro razionale del Tribunale del R.
Patrimonio, presidente del Tribunale del Concistoro nel 1761, di quello
del R. Patrimonio ed infine di quello della Gran Corte, luogotenente di
Maestro Giustiziere, cavaliere di Malta ecc.
Giovan Battista Airoldi ed Orrigoni, figlio di Giuseppe Airoldi e
Reggio, sposò la nobil donna Concetta Gravina, figlia di Pietro duca di
Cruillas ed ereditiera del detto titolo, del quale ne fu investito, nel
nome maritale, a 18 giugno 1791, fu senatore di Palermo negli anni
1795-96 e 1799-1800, capitano giustiziere nella stessa città nell’anno
1801-2, investito a 12 settembre 1804 del titolo di marchese di Santa
Colomba, fu ancora gentiluomo di camera con esercizio del re Ferdinando
IV di Borbone ed occupò infine l’eccelsa carica di pretore della città
di Palermo nell’anno 1808-9. Oggi i titoli di duca Cruillas e marchese
di S. Colomba sono di spettanza del signor Cesare Airoldi Marino sposo
della nobil donna Stefania di Napoli, (figlia di Francesco principe di
Bonfornello e barone di Perrana) e padre di Francesco, marito di
Francesca Branciforti, e di Flavia moglie del nobile Francesco dei
marchesi Arezzo.
Arma: interzato in fascia: nel 1° d’oro, all’aquila spiegata di nero;
nel 2° grembiato d’argento e d’azzurro; nel 3° d’argento, alla biscia
d’azzurro. Corona e mantello di duca.
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Aiuto
o
Ajuto.
(vedi).
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Ajala.
Questa nobile famiglia l’incontriamo nella città di Marsala, dove un Inigo a
12 dicembre 1635 occupava la carica di proconservatore, in Caltagirone,
nella Mastra Nobile della quale città troviamo nell’anno 1808 ascritti un
Cristofaro figlio di Antonino, una ai suoi figli: Placido, Benedetto
Gesualdo e Antonino, ed in Messina, nella quale città troviamo ascritti tra
i confrati della nobile arciconfraternità della Pace e Bianchi, un Raimondo
Ajala e Colonna tenente colonnello d’artiglieria nel 1809, un Giuseppe Maria,
figlio del precedente, nel 1811 ed un padre Placido cassinese nel 1820.
Arma:
d’argento, a due lupi neri passanti, accompagnati da nove stelle nere di sei
raggi, situate in orlo.
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Ajedo.
Non
sappiamo se questa famiglia avesse relazione con la Haedo, alla quale
appartenne quel Diego, prima vescovo di Girgenti, e poscia arcivescovo di
Palermo nel 1589.
Arma:
d’argento, all’albero di pino sradicato di verde, accompagnato da due
cavalli correnti di nero.
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Ajello di Messina.
È forse questa famiglia dello stesso stipite di quella nobilissima del
napoletano ascritta al sedile di Capuana. Un Francesco fu console generale
di Spagna in Messina per tutto il regno di Sicilia nell’anno 1744 e fu padre
di un Letterio che troviamo ascritto alla Mastra Nobile di detta città del
1807.
Arma:
d’oro, alla sbarra d’azzurro, caricata da tre stelle del campo, accompagnata
da due leoni rivolti del secondo.
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Ajello di Termini.
Pare
che anche questa sia una diramazione di quella di Napoli. Un Onofrio fu
percettore del Val di Noto 1772 e Regio Luogotenente delle Fiscalie
1792.
Arma: d’oro, all’albero di palma di verde, abbrancato da un leone di
nero. Alias: di rosso, al leone d’oro.
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Ajerbi d’Aragona.
Nobile famiglia originaria di Spagna, che il Galluppi dice decorata dei
titoli di principe di Cassano, marchese della Grottiera ecc., ed aver
goduto nobiltà in Messina nel secolo XVII.
Arma: d’oro, a quattro pali di rosso, e la bordura d’azzurro, caricata
da otto scudetti d’argento, alla fascia d’azzurro.
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Ajutamicristo.
Questa
famiglia è originaria di Pisa e pare essere stata portata in Palermo da un
Guglielmo, giurato di Palermo negli anni 1483, 1484, 1485, 1493 e 1494, che,
per gli atti di notar Domenico Di Leo, comprò da potere di Giovan Vincenzo
la Grua il feudo e castello di Misilmeri che ebbe confermato a 29 gennaio
1486. Avea di già comprato la terra di Calatafimi che trasmise, una a
Misilmeri, al figlio Raineri il quale ne fu investito a 2 settembre 1501. Fu
Guglielmo giurato di Palermo negli anni 1483, 1484, 1485 e 1493 e 1494,
carica tenuta anche da un Nicolò Antonio nel 1523-24 e da un Pietro negli
anni 1518-19 e 1521-22. Quest’ultimo fu anche pretore di Palermo nell’anno
1536-37, ministro della nobile compagnia della Carità nell’anno 1534, e
possedette lo splendido palazzo, sito nella via che oggi porta il nome di
Garibaldi, nel quale alloggiò Carlo V.
Arma:
d’oro, a cinque fuselli d’azzurro, accollati e situati in fascia,
decrescenti dal centro.
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Ajuto
o
Aiuto.
Di
questa famiglia troviamo un Manfredi inviato in Siracusa nel 1398 per la
colletta del diritto del tarì della regina; un Giovan Manfredi, senatore di
Catania nell’anno 1449-50; un Bernardo, patrizio di detta città nell’anno
1469-70; un Nicolò, senatore di Trapani negli anni 1528-29, 1531-32, 1537-38
e 1539-40 e capitano negli anni 1533-34, 1536-37 e 1541-42; un Giovan
Lorenzo, senatore di Trapani nell’anno 1551-52 e capitano nell’anno 1556-57
ed altri.
Arma:
di rosso, alla croce d’oro, accantonata da quattro bisanti del secondo, e
caricata, in orlo, da una corona di paternostri di nero.
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Ala.
Famiglia originaria della Spagna, passata in Catania ed in Messina,
nella quale ultima città fu aggregata al ceto dei nobili nei secoli XV e
XVI; trovando ascritti nella Mastra Nobile del Mollica un fra Giuseppe
1588 e 1599, un Nicolò Onofrio 1592 e 1604. Un Consalvo de Ala fu
castellano di Butera nel 1396. Un Guarnuccio de Ala di Catania comprò
nel 1403 dai fidecommissarii dell’eredità di Bartolomeo di Altavilla il
feudo di Canicattini che trasmise alla moglie, la quale lo diede in dote
alla figlia Allegranza sposata con Giovanni Castello. Il Palizzolo
scrive che questa famiglia possedette pure i feudi di Spalla, Bigini,
Mustrari e Priolo, ma dai capibrevi di Luca Barberi risulta che i detti
feudi, per la ribellione di Guglielmo Raimondo Moncada conte di Agosta
ed in considerazione dei servizii resi alla corona da Tommaso de Herbes
vescovo di Siracusa, furono nel 1397 concessi alla sorella di quest’ultimo
Agata ed al di lei marito Gualtiero de Alea (non Ala).
Questa famiglia passò all’ordine di Malta sin dall’anno 1585 in persona
di Giuseppe Ala-San Sepolcro-Avellino e Di Giovanni.
Arma: d’azzurro, al mezzo volo spiegato d’argento. Alias: d’azzurro, al
mezzo volo spiegato d’oro.
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Alagna
o
Alagni.
Questa famiglia è originaria da Napoli e si riannoda a quella
mobilissima dei conti di Borrello-Passò in Messina dove godette nobiltà
dal sec. XIV al XVI. Sconosciamo se quel Rosario Alagna, dottore in
leggi, insignito del titolo di barone di Mozia a 10 luglio 1792 e
giudice criminale di Marsala nell’anno 1794-95, fosse appartenuto a
questa famiglia.
Arma: d’oro, alla croce di rosso, caricata da cinque gigli d’argento.
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