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Dott.
A. Mango di Casalgerardo
NOBILIARIO
DI SICILIA
da
Affermo a Aguilera
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Affermo (D’)
o
Albamonte
(vedi).
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Afflitto.
Mettendo da canto l’origine romana di questa famiglia attribuitale da
alcuni autori, e la ragione del cognome attribuito ad un preteso
martirio, noi diciamo solo quanto da documenti risulta. Godette essa
nobiltà in Roma, in Napoli nel seggio di Portanuova, in Messina ed in
Palermo, nella quale ultima città troviamo un Francesco, senatore
nell’anno 1329-30, un Franzone, pretore nell’anno 1392-93, un Pietro,
senatore nell’anno 1406-7 e 1413-14. Quest’ultimo, nel nome maritale di
Luigia de Alessio, ottenne a 7 maggio 1417 la conferma della salina
dello Stagnone di Marsala vicino all’isola di S. Teodoro e all’isola di
S. Pantaleone e fu pure barone di Belmonte, baronia che dopo vari
passaggi pervenne in potere di un Vincenzo Afflitto e La Grua marito di
Elisabetta Morso, la quale, dopo la morte del marito, l’ebbe innalzato
in principato con privilegio dato a 2 settembre 1627 esecutoriato a 8
gennaio 1628. Troviamo ancora un Giacomo Afflitto, pretore di Palermo
nell’anno 1431-32, un Niccolò Antonio, giurato della stessa città negli
anni 1495-96, 1498-99, 1501-2, capitano giustiziere nell’anno 1513-14 e
pretore negli anni 1506-7, 1518-19, 1526-27 e 1531-32; un Pietro,
capitano negli anni 1534-35, 1548-49 e 1555-56; un Gerardo, giurato di
Palermo, negli anni 1540-41, 1547-48, 1559-60 e 1569-70; un Vincenzo,
investito della baronia di Sinagra nel 1568, pretore di Palermo, negli
anni 1566-67, 1570-71, 1578-79 e 1588-89; un Troiano, maestro razionale
del regno, giurato di Palermo negli anni 1574-75, 1581-82, 1592-93 e
1598-99 e capi-tano giustiziere nell’anno 1594-95; un Cesare, cavaliere
dell’ordine di S. Giacomo della Spada, senatore di Palermo negli anni
1594-95, 1608-9 e capitano giustiziere nell’anno 1603-4; un Ferdinando,
senatore negli anni 1662-63, 1665-66, 1669-70, 1672-73, 1674-75,
1681-82, 1685-86, 1687-88, 1688-89 e 1694-95, eletto a 15 gennaio
1678 Maestro Notaro del Senato di Palermo ed altri ancora. Questa
famiglia è passata all’ordine di Malta, nelle persone di un Gaspare ed
un Vincenzo Afflitto nell’anno 1557, di un Niccolò Antonio nel 1571 e
come quarto di altra famiglia nel
1659 in
persona di Vincenzo Morso, Cenami Morso e Afflitto.
Arma: di rosso, all’albero di palma d’oro, accostato da due pavoni al
naturale. Corona e mantello di principe.
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Agaldi
o
Ingaldi.
Su questa famiglia, sulla quale il Palizzolo, appoggiandosi al Mugnos,
dice pochissime parole, non abbiamo trovato documento alcuno.
Arma: d’azzurro, al mare dello stesso, fluttuante d’argento, movente
dalla punta, con sopra tre uccelli gaipa d’argento che mirano un sole
d’oro, movente dall’angolo destro del capo (secondo i detti autori).
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Agello
o
Ajello.
Di questa famiglia è degno di menzione quel Matteo regio notaro e
cancelliere del regno sotto il re Guglielmo il Buono, e fondatore, nel
1169, di un Monastero di donne in Palermo, sotto titolo di S. Maria dei
Latini, volgarmente chiamato del Cancelliere.
Arma: d’argento, al mare fluttuante d’azzurro, movente dalla punta, dal
quale sorge una testa di delfino, che guarda un sole di rosso, movente
dall’angolo destro del capo.
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Ages
o
Lisages
o
Liarges
o
Liages.
Nobile famiglia originaria dalla Catalogna. Un Guiscardo de Ages ottenne
da Re Martino nell’anno 1396 la concessione del feudo di S. Stefano, nel
quale, alla sua morte, succedette il figlio Antonio, che ne ottenne
investitura nel 1453. A questo, morto senza figli, succedette il
fratello secondogenito Andrea, che fu investito di S. Stefano, di
Bissana ed Amorosa nel 1488; fu giurato di Palermo nell’anno 1485-86,
capitano della stessa città nell’anno 1487-88 e pretore nel 1498-99 e
morì pure senza lasciar discendenti.
Arma: trinciato d’argento e di nero, al leone dell’uno nell’altro,
guardante un giglio pure dell’uno nell’altro.
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Agnello.
Un
Antonio Agnello di Mistretta ottenne a 11 gennaio 1452 di poter edificare
una torre ed una tonnara nella marina del casale di Rigitano. Un Giacomo
Agnello ottenne a 26 settembre 1453 dal re Alfonso la conferma del feudo di
Francavilla che venne poscia ripreso dalla Regia Corte per essere stato
detto Giacomo accusato di aver ucciso, in tempo che occupava la carica di
capitano di Mistretta, Mazziotta de Agnello, giurato di detta terra.
Troviamo poi il detto feudo di Francavilla in potere di Paolo Agnello che lo
trasmise al figlio Alfonso, il quale dovette litigare con Giorgio Lombardo,
che l’avea avuto concesso dalla Regia Corte nel 1463. A questa famiglia
appartenevano forse quell’Antonino che troviamo con la carica di
proconservatore di Cefalù nell’anno 1734 ed i fratelli Francesco e Giuseppe
Agnello, il quale ultimo troviamo negli atti titolato barone di Ramata, ed
investito a 24 marzo 1777 del feudo di Lorito con titolo di signore.
Francesco Agnello, giurato di Cefalù nell’anno 1758-59 e capitano della
stessa città nel 1761-62, fu investito del feudo di Ogliastro con titolo di
Signore a 10 luglio 1766; sposò Anna Maria Figlia che gli recò in dote il
feudo di Signefari, del quale, nel nome maritale, ne venne a 27 marzo 1746
investito e testò a 12 aprile 1788 presso gli atti di notar Giacomo Nicolò
Neglia di Cefalù istituendo erede il figlio primogenito: Pietro che a 4
aprile 1789 ottenne l’investitura dei feudi di Signefari ed Ogliastro col
titolo di signore.
Godette questa famiglia pure nobiltà in Castrogiovanni, della quale città
troviamo castellano nell’anno 1519 un Nicolò l’Agnello; e passò all’ordine
di Malta, come quarto di altra famiglia, nell’anno 1585 in
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persona di Carlo
Petroso-Agnello-Leto e Leto.
Non
sappiamo se fossero appartenuti a questa famiglia quel Francesco
dell’Agnelli, barone di Patellaro per privilegio del 3 giugno 1656, quel
Francesco Agnelli e Sitaiolo, giudice delle Appellazioni in Palermo
nell’anno 1710-11 e quel Gaspare che tenne la stessa carica nell’anno
1733-34 e quella di giudice pretoriano nell’anno 1737-38 e dal quale fu
donato il titolo di barone di Patellaro al nipote Antonio Palumbo e Agnelli.
Arma:
d’azzurro, a quattro pali d’oro, e l’agnello pasquale d’argento
attraversante sul tutto.
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Agnon.
Arma: d’argento, all’aquila spiegata di nero, tenente negli artigli due
serpi dello stesso.
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Agon.
Nobile famiglia aragonese, della quale troviamo un Lupo Ximenes ed un
Martino Ximenes de Agon fra i 43 feudatari invitati dall’infante Alfonso a
trovarsi in Huesca (Aragona) per il combattimento che dovea aver luogo, in
Bordeaux, tra Carlo d’Angiò e Pietro d’Aragona.
Arma:
d’oro, a tre monti di verde, sormontati da una stella di rosso.
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Agostino (D’).
Famiglia originaria di Pisa passata in Palermo, Messina ed altre città
di Sicilia, godendo ovunque nobiltà ed occupando le primarie cariche.
Nel 1282 troviamo un notar Guglielmo inviato come ambasciatore della
città di Nicosia al Re Pietro d’Aragona, e insieme ad un Giovanni lo
troviamo nel 1283 annoverato fra i cavalieri di detta terra. I fratelli:
Antonio e Giovanni d’Agostino acquistarono dal conte di Collesano il
feudo di Flureni o Xureni, un Antonio dottore in leggi fu
vicecancelliere del Sacro Consiglio, un Andreotto fu pretore di Palermo
negli anni 1513-14 e 1520-21, carica occupata, nel 1550-51, anche da un
Pietro, che fu pure maestro razionale del R. Patrimonio e governatore
della nobile Compagnia dei Bianchi in Palermo negli anni 1541, 1542,
1543 e 1557-58; un Giovan Vincenzo fu giurato della stessa città nel
1560-61 ed un Giacomo fu Giudice pretoriano negli anni 1582-83, 1600 e
1601. Troviamo pure questa famiglia in Girgenti, vedendo nel 1283
annoverato tra i cavalieri di detta città un Rinaldo, in Mazzara dove,
nell’anno 1549-50, occupò la carica di capitano un Francesco, ed in
Sciacca dove nel 1722 troviamo con la carica di proconservatore un
Antonio.
Arma: d’azzurro, a tre fascie d’oro, accompagnate da sei vasetti dello
stesso, situati 3, 2, 1.
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Agosto.
Questa famiglia godette nobiltà in Messina nel secolo XV. Un Geronio fu
giudice della Gran Corte nel 1424, un Giovanni Maria fu capitano di
Castroreale nel 1473.
Arma: d’azzurro, al capriolo d’argento, accompagnato da tre stelle dello
stesso.
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Agramonte.
È
d’origine spagnuola e godette nobiltà in Messina nei secoli XIII e XIV. Un
Giacomo de Agramonte possedette il feudo di Faverchi, che, per la sua morte
senza figli, venne da Re Alfonso concesso a Vitale de Blanes.
Arma:
d’azzurro, al monte d’argento, sparso di balze di verde, movente dalla
punta.
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Agraz.
Il
primo, forse, di questa nobile famiglia casigliana che venne in Sicilia fu
un Alonzo de Agraz reggente del supremo consiglio d’Italia in Ispagna,
presidente del Tribunale del R. Patrimonio che, con privilegio dato a 19
novembre 1648 esecutoriato a 16 aprile 1649, ottenne il titolo di marchese
di l’Agonia, o Unia. Da questi ne venne, fra gli altri, Francesco secreto di
Palermo, padre di altro Alonzo regio secreto della R. Secrezia e Dogana di
Palermo e governatore del Monte di Pietà della stessa città nell’anno
1708-9. Fu Alonzo marito di Agata Federico e Matragna, che lo rese padre di
Francesco, il quale con privilegio dato a 7 dicembre 1726 esecutoriato a 22
marzo 1727 ottenne dall’Imperator Carlo VI il titolo di Duca di Castelluzzo.
Dal matrimonio di Francesco Agraz e Federico con Eleonora Parisi ne venne al
mondo Giuseppe Agraz e Parisi protonotaro della camera reginale e padre di
Francesco Emmanuele Agraz, il quale a 25 giugno 1787 venne investito dei
titoli di duca e barone di Castelluzzo, marchese di Unia, barone del grano
del tarì dei baroni e barone del grano sopra i caricatori del regno; il
primo dei quali, con R. decreto del 21 aprile 1839, venne riconosciuto in
persona di Ignazio Agraz.
Arma:
d’oro, a due viti di verde, fruttifere d’azzurro.
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Agrigento
o
Girgenti.
(Vedi)
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Aguilera.
Di questa famiglia troviamo un capitan Diego castellano di Termini nel
1662, un capitan Melchiorre castellano di Licata nel 1673, ed un
Corrado-Antonio maestro secreto del regno di Sicilia nel 1696.
Arma: ?
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